Fadil disse al legale: mi hanno avvelenata per farmi fuori

Fcz

Milano, 18 set. (askanews) - "Sembra che qualcuno mi abbia avvelenato, è arrivato un dottore stamattina a dirmelo. Io lo sapevo già, sentivo che volevano avvelenarmi e farmi fuori". E' quanto rivelò Imane Fadil, morta il 1 marzo scorso alla clinica Humanitas, al suo ex avvocato Paolo Pavesi in una telefonata registrata il 12 febbraio scorso, poche settimane prima del decesso della 35enne marocchina ex testimone della Procura di Milano nei processi sul caso Ruby.

Nella telefonata, entrata a far parte degli atti dell'inchiesta avviata dalla Procura di Milano per omicidio volontario, Fadil riferiva al suo legale anche il parere di un medico della clininca Humanitas che a suo dire sospettava che lei fosse rimasta vittima di "una sorta di complotto nei suoi confronti".

L'autopsia disposta dalla Procura ed eseguita dal pool di esperti del dipartimento di Medicina Legale di Milano guidati dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo ha escluso l'ipotesi dell'omicidio. A stroncare Fadil è stata un'aplasia midollare anche se, come ha precisato in conferenza stampa il procuratore Franceso Greco, "non è stato possibile accertare le cause della malattia".