Falcone e Borsellino crocifissi: polemica per il manifesto a Palermo

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino crocifissi come Gesù Cristo. È questa la scioccante immagine che i cittadini di Palermo si sono trovati davanti ai loro occhi nella mattinata del 30 ottobre lungo la salita Santa Caterina, una via della città poco distante da piazza Pretoria, sede del consiglio comunale. L’opera, sebbene di forte impatto visivo e per questo suscitante da subito reazioni contrastanti, parrebbe in realtà essere un omaggio ai due magistrati che nel 1992 vennero uccisi da Cosa Nostra per il loro impegno nella lotta alla mafia.

Falcone e Borsellino crocifissi

La valenza positiva dei manifesti si intuisce dalla maniera in cui sono menzionati i due magistrati in croce, cioè rispettivamente San Giovanni Martire e San Paolo Martire. Un riferimento diretto al lavoro di contrasto alla criminalità organizzata che è successivamente costato loro la vita nella Strage di Capaci del 23 maggio 1992 e in quella di via D’Amelio del 19 luglio seguente.

Ignoto l’autore dell’opera, anche se in basso a destra nei manifesti è possibile scorgere una piccola firma vergata in rosso che recita Al Fayed. Forse uno pseudonimo, con il quale l’artista ha voluto dare una precisa ma al contempo misteriosa paternità alla sua creazione, sulla scia di altri celebri protagonisti della street art italiana e internazionale come TvBoy e Banksy.

L’ipotesi dell’ergastolo ostativo

Ancora poco chiare sono inoltre le motivazioni che avrebbero spinto lo street artist Al Fayed ad affiggere proprio in questi giorni un’opera del genere, anche se molti ipotizzano possa esserci un collegamento con la recente decisione della Corte europea dei diritti dell’Uomo e della Corte costituzionale in merito all’illegittimità dell’ergastolo ostativo. In entrambe le sentenze infatti, veniva stabilito l’obbligo di concedere permessi premio e ulteriori tipi di agevolazioni anche nei confronti di quei detenuti condannati all’ergastolo per associazione mafiosa che non sono divenuti collaboratori di giustizia. Fatto che ha portato molti a citare esplicitamente Falcone e Borsellino come principali vittime di questa decisione.