Fallo di reazione di Salvini: sgarbo a Forza Italia e rimbrotti al (suo) Fedriga

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(Photo: Marco Cantile via LightRocket via Getty Images)
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Questo la dice lunga sulla coesione del centrodestra. Metà delle quote stanno all’opposizione e l’altra metà sono all’asta...”. Lo scoramento di un senatore azzurro è la punta dell’iceberg che congela le prospettive della federazione di centrodestra. E’ il giorno in cui Salvini scippa a Forza Italia due pezzi grossi: il presidente del consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi e il suo consigliere Mauro Piazza, presidente della commissione Autonomie. Poco importa che la prova muscolare sia dettata dalla voglia di rivalsa nei confronti di Fdi e dalla necessità di non soccombere nella competizione interna alle prossime comunali. Lo schiaffo, forte, è al partito di Berlusconi. Dal quartier generale definiscono la mossa “incomprensibile”, ma la rabbia corre tra messaggini e telefonate. Il leader leghista annuncia in diretta altri arrivi: “Per uno che va dieci entrano”. Maramaldeggia: “E’ una bella giornata per il centrodestra, voglio rinsaldarlo in Italia e in Europa”. Si spinge a proporre un gruppo unico all’Europarlamento, tra Ppe, Ecr e Id: “Il voto tedesco cambierà gli equilibri, uniti avremo più forza”. Tajani gli risponde, livido: “Impossibile. Se la Lega vuole avvicinarsi al Ppe è positivo, ma nessun dialogo con Afd e Le Pen”.

Non è l’unico segnale che il Capitano manda nel day after dell’addio al vetriolo dell’europarlamentare Donato (che vorrebbe fuori anche da Id). Con un contropiede che calcisticamente parlando rischia il fallo di reazione. Randella il governatore friulano Fedriga, che ieri aveva esultato: “Non c’è posto nel partito per i No Vax”. Replica: “Siamo un movimento democratico, mica una caserma”. Una ruvidezza che colpisce, tanto più che fu Salvini, nel 2014, a volere Fedriga capogruppo alla Camera sostituendo con un blitz proprio Giorgetti. Il terzo segnale è per il governo. Di nuovo, al voto sul green pass per la scuola (che passa) alla Camera la Lega brilla per i banchi vuoti: 69 deputati assenti su 132, di cui 51 ingiustificati. Salvini praticamente lo rivendica: “I parlamentari sono liberi di esserci o no, mica è un regime”. “Fa sapere al Pd che non se ne andrà dal governo – commenta un deputato – E a Draghi che metà del gruppo è in fibrillazione, e ha bisogno di qualche concessione per tenerlo a bada”.

La verità è che tra prove di forza, tentazioni di conta e incursioni sul voto tedesco, il Capitano tenta di orientare la tribolata navigazione della Lega in vista del 3 ottobre. E la sua, dal minuto dopo la chiusura delle urne. E pazienza se non tutto lo scouting va in porto, con il FdI Rizzetto tirato in ballo nonostante avesse declinato. Salvini sa che, senza contendenti, la sua segreteria è più ammaccata che scalabile. Ma anche che, se la rivalità con la Meloni si risolvesse a suo sfavore, dovrà moltiplicare gli sforzi per la leadership nella coalizione. Tuttavia, ha scelto di “accoltellare” Forza Italia per rimanere in partita a Milano, dove il “pediatra con la pistola” Bernardo è sua diretta scelta. E il rischio è duplice: venire superati dalle liste di FdI (La Russa e Santanché sono al lavoro) sarebbe grave, ma perdere al primo turno sarebbe letale. Mentre i sondaggi, ad oggi, puntano sul 5 a 1: vittoria del centrodestra solo a Trieste, già al primo turno. “La sorte di Salvini dipenderà dal peso delle sconfitte – ragiona un big di quell’area – Se al Sud non prende più voti e nella roccaforte del Nord si indebolisce, vuol dire che la sua spinta propulsiva si è esaurita. Certo, può sempre dire che lui il partito l’ha preso al 4%, ma in qualche modo dovrà rilanciare. E anche trattare”.

Già: ma con chi, se infila le dita negli occhi a tutti, uno dopo l’altro? Si vedrà. Il leader, in assenza di un fronte alternativo, è tentato di chiudere la partita subito dopo le comunali: “Se non c’è il covid, apriremo i congressi”. Alla parola “sfidanti”, il senatore Candiani comincia a ridere: “Ma qui non c’è da decidere chi sarà lo sposo, qui manca proprio il matrimonio...”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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