I fan di Bolsonaro reclamano il golpe per impedire alla sinistra di andare al potere

Gli irriducibili sostenitori del presidente sconfitto alla urne in Brasile si sono radunati anche davanti al quartier generale del comando militare sudorientale dell'esercito brasiliano per reclamare un golpe. Anloghi massicci presidi si sono visti nelle ultime ore davanti alle caserme di città come Rio de Janeiro, Brasilia e San Paolo, una folla che vuole impedire al vincitore della sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, di andare al potere.

Come nel golpe in Cile

Come nel golpe di Augusto Pinochet nel Cile del 1973 la corporazione dei camionisti ha tentato di paralizzare il paese. Per ora il numero di blocchi dei bolsonaristi sulle strade federali brasiliane è sceso a 156, in 15 stati, secondo un bollettino della Polizia stradale. Ma intanto proteste proseguono in stati come Espírito Santo, Goiás, Minas Gerais, Mato Grosso, Mato Grosso del Sud, Pará, Pernambuco, Paraná, Rondônia, Rio Grande del Sud, Santa Catarina, São Paulo e Tocantins.

Il silenzio complice

Il silenzio del presidente uscente ha alimentato le proteste per 48 ore. Infine, martedì Jair Bolsonaro è apparso davanti alla stampa per giustificare le "proteste pacifiche" e, senza riconoscere espressamente la sua sconfitta, ha affermato che si sarebbe attenuto alla Costituzione ma ha accusato di violenze la sinistra brasliana. I sovranisti hanno addirittura realizzato una clip con uno spezzone del discorso del presidente, che usano per giustificare le loro azioni illegali. Nel frattempo, il vincitore delle elezioni, Luiz Inácio Lula da Silva, si prepara al ritorno al potere il 1° gennaio. A differenza degli altri suoi due precedenti mandati, arriva in "tempi magri" per l'economia brasiliana e mondiale, e deve affrontare un paese altamente polarizzato dopo l'era convulsa di Jair Bolsonaro.