Fao: “Uccidere il suolo limita lo sviluppo di farmaci e vaccini” (di A. Cianciullo)

Antonio Cianciullo
·Giornalista
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(Photo: jchizhe via Getty Images)
(Photo: jchizhe via Getty Images)

Fatichiamo a rendercene conto perché è la base che ci sostiene, il nostro punto di riferimento primario. Eppure il suolo è fragile. Perché è una pelle viva e noi la stiamo urticando. E così, lentamente, si scompone facendo affiorare il sistema osseo e arido della Terra.

E’ il processo che si chiama desertificazione e il rapporto Fao reso noto in occasione della Giornata mondiale del suolo (5 dicembre) indica le dimensioni del problema. Per ricostruire un solo centimetro di humus ci vuole più di un secolo. E di centimetri ne perdiamo tanti che per contarli conviene cambiare unità di misura: ogni anno scompaiono 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile.

Le cause di questo fenomeno, che i 300 scienziati firmatari del rapporto considerano “altrettanto importante della crisi climatica”, sono molte. Si va dagli incendi all’abuso di pesticidi e fertilizzanti legato all’agricoltura intensiva, dalla deforestazione al global warming. Ma a uccidere il suolo è soprattutto l’idea che sia già una cosa morta. Una convinzione purtroppo radicata ma del tutto priva di fondamento: il rapporto chiarisce che un quarto delle specie viventi abita sotto i nostri piedi.

Dunque, propone la Fao, la cura per guarire il suolo è il rilancio della biodiversità: “Le politiche ambientali in tutto il mondo tendono a ridurre continuamente i livelli ammissibili di pesticidi negli alimenti, a limitare l’uso di fertilizzanti chimici e di pesticidi, ad aumentare le pratiche di agricoltura biologica e l’impiego di biofertilizzanti”.

Obiettivi resi urgenti dallo stretto legame tra salute del suolo e salute umana, come ricorda l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura: “La relazione tra le radici delle piante e la biodiversità del suolo consente alle piante di produrre sostanze chimiche come gli a...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.