A farglielo sarebbe stato il cugino che comprò il biglietto aereo per la fuga in patria della madre

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Saman Abbas
Saman Abbas

Quel livido sul volto di Saman in una foto consegnata dal fidanzato ha rimesso in gioco il ruolo del cugino della 18enne pachistana uccisa per essersi opposta al matrimonio combinato organizzato dai suoi genitori. La foto è stata mostrata nel corso di due puntate di “Chi l’ha Visto” e rimette al centro dell’orribile vicenda proprio il giovane che comprò il biglietto aereo alla madre di Saman, pronta secondo la Procura a fuggire in patria con il marito dopo aver affidato la refrattaria Saman alle mani del cognato carnefice. Chi? Quel Danish Hasnain che l’avrebbe ammazzata e ne avrebbe fatto sparire il cadavere.

Cosa racconta quel livido sul volto di Saman in una foto: il ruolo del cugino

A parlare di quella foto il giornalista Paolo Andriolo, che ha ripercorso il racconto del fidanzato di Saman fatto ai carabinieri durante l’assunzione a Sit del 5 maggio scorso. Proprio il fidanzato, autore a suo tempo anche di una segnalazione alla Questura di Frosinone e con i parenti minacciati pistola alla mano in Pakistan da quelli della sua ragazza, ha consegnato quella foto ai carabinieri. Chi glie l’aveva data? Saman stessa, che gli aveva raccontato come quel grosso livido glie lo avesse fatto il cugino. Il giovane in questione era stato già ascoltato dagli inquirenti e ancora oggi lavora nell’azienda agricola Bartoli.

Il livido sul volto di Saman in una foto, ma il cugino nega tutto

Ha sempre negato, nel suo italiano fluente, di essere stato lui e in merito al suo acquisto del biglietto aereo che aveva assicurato secondo la Procura la fuga della zia dopo l’assassinio concordato di sua figlia aveva detto: “Ci sono andato io, si, ma solo perché mio zio aveva un debito con quella agenzia”. Ma quella foto è una chiave di lettura, magari non nuova, ma che integra la consapevolezza via via crescente che dietro la decisione di fermare il cuore di Saman fermandone il cuore davvero ci sia stato un vero sistema complesso criminale e familiare.

Quel livido sul volto di Saman in una foto: la strategia di dissuasione prima della morte

Anche perché Saman, nelle sue prime denunce, aveva verbalizzato di temere solo le scalmane del padre; non immaginava che contro di lei si era rivolta la strategia minatoria e poi con singoli attori omicida di un intero clan. Clan che, al di là delle specifiche responsabilità nell’uccisione della giovane, avrebbe potuto affidare la sua politica iniziale di dissuasione a quel cugino violento che l’avrebbe colpita al volto perché continuava a frequentare un ragazzo. Un ragazzo a cui arrivano ancora oggi minacce, un ragazzo che la sua famiglia vedeva come un ostacolo fra Saman e il matrimonio che Saman non voleva. E che ha generato un diniego che invece di una elementare libertà le ha dato la morte.

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