Farmaci: crisi morde, 1 donna su 4 in cura cronica la sospende o riduce dosi

Milano, 3 mag. (Adnkronos Salute) - L'effetto crisi si abbatte anche sulla salute degli italiano. Una donna su 4, rileva un'indagine di Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, decide in autonomia di ridurre il dosaggio dei farmaci o di sospendere la cura che sta seguendo. E 1 donna su 5 non ha dubbi: la spesa, anche se limitata al solo ticket che spesso va moltiplicato per più farmaci, può rappresentare un serio ostacolo alla prosecuzione del trattamento. Un problema particolarmente avvertito dalle pazienti in trattamento cronico per malattie come osteoporosi e depressione, dove si registra il più alto tasso di interruzioni nelle terapia a causa di una spesa mensile di circa 25-35 euro per farmaci quasi tutti totalmente a carico personale.

Questa la fotografia scattata dalla ricerca condotta in collaborazione con DOC Generici e presentata oggi a Milano. Oltre mille le donne 'arruolate', tutte in terapia cronica, età media 58 anni. E gli esperti lanciano l'allarme: i problemi di portafoglio non possono incidere sulle cure, i rischi per la salute sono alti. "I dati emersi dalla ricerca - dichiara Francesca Merzagora, presidente di Onda - indicano in generale che fra la popolazione femminile intervistata, in terapia cronica per depressione (25%), diabete (24%), osteoporosi (22%) e malattie cardiache (20%), vi è consapevolezza sull'importanza di una cura perseguita con attenzione e costanza. Tuttavia al buon adempimento possono contribuire diversi fattori che spaziano dal timore di effetti collaterali (21%) o di danni sulla salute a lungo termine (18%), fino alla preoccupazione di fare confusione a causa dell'assunzione di più farmaci (15%) e ai costi (12%)".

Ed ecco che l'impatto della spesa sul bilancio familiare diventa un cruccio. "I costi - spiega Merzagora - possono costituire un ostacolo alla corretta prosecuzione dei trattamenti specie fra le donne in pluritrattamento per depressione e osteoporosi, dove parte dei farmaci necessari sono completamente a carico personale. Un aspetto, quest'ultimo, non trascurabile poiché potrebbe indurre la donna a decidere, anche senza consiglio medico, di ridurre o interrompere la terapie con serie ripercussioni sullo stato di salute generale".

Il problema dell'adesione alle cure, secondo il direttore del Dipartimento di neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano, Claudio Mencacci, "coinvolge in maniera generalizzata tutta la medicina, ma con maggiore predominanza alcune patologie quali la depressione, rispetto ad esempio all'ipertensione e al diabete. Le ragioni della mancata continuità nei trattamenti nella donna con depressione vanno ricercate nel fatto che la malattia si accompagna a un pensiero negativo verso se stessi che induce a non vedere soluzioni alla propria condizione. Mentre le difficoltà del pensiero cognitivo rendono più problematico il ricordare dosi e orari di assunzione dei farmaci".

Iniziata la cura e avvertiti i primi benefici, continua lo specialista, "l'assenza di sintomi disturbanti non invita la donna al proseguimento costante della terapia, atteggiamento aggravato da una non corretta accettazione della patologia e della sua gravità". Uno degli ostacoli alla prosecuzione delle cure fra le donne con osteoporosi, altra malattia per cui si registra un alto tasso di stop, "è l'asintomaticità della malattia che non consente di avere una reale percezione della serietà del problema né della necessità di una terapia il cui successo viene spesso misurato sulla riduzione del dolore, non diretta conseguenza dell'osteoporosi bensì di altre patologie concomitanti", spiega Carlomaurizio Montecucco, direttore dell'Unità operativa di reumatologia del Policlinico San Matteo di Pavia.

Sono spesso poco consapevoli anche le donne con diabete, osserva Roberto Trevisan, direttore dell'Unità complessa di diabetologia degli Spedali Riuniti di Bergamo, e questo "le porta a trascurare le indicazioni di una terapia continuativa. La paziente che trova nel medico un interlocutore attento è più invogliata ma altri fattori possono influenzarla, ad esempio un numero troppo alto di pastiglie da assumere". Nel caso delle malattie cardiovascolari, "la necessità di un politrattamento che tenga sotto controllo la patologia primaria e quelle correlate - dichiara Alberto Margonato, direttore dell'Unità operativa di cardiologia clinica dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano - può indurre la donna a ridurre o sospendere le cure per il timore di più effetti collaterali o per l'inevitabile aumento delle spese di ticket sborsato per ogni farmaco".

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