Farmaci: crisi non spinge generici ma 70% donne in cura lascerebbe 'griffe'

Milano, 3 mag. (Adnkronos Salute) - Il farmaco generico in Italia non decolla, neanche con la crisi che affoga le famiglie. Eppure da un'indagine di Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, emerge che 7 donne su 10 in terapia per una malattia cronica sostituirebbero i medicinali 'griffati' con l'equivalente. E allora cosa frena l'esplosione di una stagione fortunata per il generico? Secondo la ricerca condotta in collaborazione con DOC Generici su oltre mille donne in terapia cronica - età media 58 anni - e presentata oggi a Milano, anche nel caso di malattie complesse 'al femminile' (osteoporosi, diabete, depressione, problematiche cardiovascolari), dove l'uso del generico garantirebbe un importante risparmio, questi farmaci restano al palo. Un fattore che incide è che sono ancora "poco consigliati dal medico. E manca un'adeguata rassicurazione 'emotiva' sull'efficacia", sottolineano i promotori dell'indagine.

Le donne intervistate, si sentono "poco informate": solo metà usa i generici anche se quasi tutte ne hanno sentito più o meno parlare, ma il 70% fra le donne che seguono ancora le terapia con i farmaci di marca sarebbe favorevole al cambiamento, se consigliato dal medico (58%). I rischi per la salute, legati a scelte di portafoglio come la decisione autonoma di sospendere le cure o ridurre le dosi, "potrebbero essere contenuti se i farmaci generici fossero maggiormente conosciuti", sottolineano gli esperti presenti all'incontro. Fondamentale, rileva l'indagine, è il ruolo del medico - insieme a quello del farmacista - sia nel fornire una corretta informazione, sia nel trasmettere "fiducia e sicurezza emotiva nei confronti del farmaco generico, ancora non sufficientemente sedimentate".

Molte donne (46%), su domanda esplicita, hanno confermato che sarebbero passate all'uso del generico se fosse stato approvato il Decreto legislativo che poneva l'obbligo al medico di medicina generale di indicare su ogni prescrizione la sostituibilità o non sostituibilità del farmaco classico con il suo equivalente.

"I costi possono costituire un ostacolo alla corretta prosecuzione dei trattamenti - spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda - La risoluzione a questo problema è rappresentata dal ricorso ai farmaci generici, oggi disponibili con caratteristiche ed efficacia del tutto simile a quella dei farmaci di marca, quale risposta sia alle esigenze di cura che di risparmio per la donna. Occorre dunque una maggiore azione di sensibilizzazione, informazione e rassicurazione da parte del medico, figura chiave nella promozione non solo della conoscenza, ma soprattutto di un vissuto di fiducia verso questa categoria di farmaci al fine di garantire alla donna una sicurezza emotiva di cui ha fortemente bisogno".

Roberto Trevisan, direttore dell'Unità complessa di diabetologia degli ospedali Riuniti di Bergamo porta l'esempio del diabete: spesso si riscontra "poca consapevolezza delle donne riguardo la serietà della malattia e questo le porta a trascurare le indicazioni di un terapia costante e continuativa, unitamente alla poca fiducia nell'uso dei generici. Una tendenza che potrebbe essere invertita se da parte del medico esistesse una maggior attenzione nella comunicazione, fornendo alla paziente informazioni adeguate sulle necessità terapeutiche, sull'importanza nella continuità delle cure e sull'esistenza di farmaci equivalenti, ugualmente efficaci, che potrebbero ridurre notevolmente i costi. Costi che, almeno per questa patologia, possono rappresentare un reale limite".

Occorre "una maggiore e migliore azione di sensibilizzazione - conclude Alberto Margonato, direttore dell'Unità operativa di cardiologia clinica dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano - che da un lato contribuisca ad abbattere la barriera di scetticismo che ancora ruota attorno ai generici e dall'altro permetta di essere informati sulla grande disponibilità di farmaci equivalenti, che garantendo la medesima efficacia di quelli di marca, hanno una ricaduta positiva sia sulla spesa del singolo paziente sia più in generale sulla spesa pubblica".

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