Farmaci: FarmacistaPiù 2020, l’importanza socio-sanitaria degli equivalenti

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Dal 20 al 22 novembre si è tenuta l’edizione 2020 di FarmacistaPiù, il congresso annuale dei farmacisti italiani promosso da Federfarma, Fondazione Cannavò e Utifar, con il patrocinio di Fofi e l'organizzazione di Edra. Quest’anno, a causa della pandemia da Covid19, l’evento si è tenuto su una piattaforma digitale con un programma denso di appuntamenti: alle due sessioni plenarie di Fofi e Federfarma, si sono aggiunti oltre venti convegni promossi da associazioni di categoria, società scientifiche e aziende farmaceutiche.

Sabato 21 si è tenuto il simposio sul tema “Medicinali equivalenti: l’importanza socio-sanitaria e come il farmacista può essere fondamentale”, coordinato da Ludovico Baldessin. Al panel hanno partecipato: Luca Pani, professore ordinario di Farmacologia e Farmacologia clinica Università di Modena e Reggio Emilia; Maria Vitale, Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva; Umberto Comberiati, Business Unit Head, Teva Italia; Eugenio Leopardi, presidente Utifar e Silvia Pagliacci, presidente Federfarma Perugia. I relatori si sono confrontati sul valore dei medicinali equivalenti, sul loro impatto sul sistema sanitario nazionale e sul ruolo delle farmacie come presidio medico sul territorio, anche alla luce dell’emergenza pandemica.

Pani ha introdotto il dibattito esaminando le criticità che impediscono agli operatori sanitari e ai cittadini di cogliere le opportunità derivanti dall’utilizzo dei farmaci equivalenti: “Il livello di alfabetizzazione scientifica è sempre stato molto basso in Italia e il Covid-19 lo ha reso evidente. Questo paese non ha mai investito seriamente nella cultura scientifica. Esiste un problema culturale a tutti i livelli, dal medico prescrittore al paziente. Non abbiamo fatto abbastanza a livello formativo e comunicativo per favorire la penetrazione dei farmaci equivalenti. Purtroppo anche dal punto di vista semantico abbiamo sbagliato a definirli medicinali generici poiché questo termine sembra connotarli come farmaci meno importanti. Minor costo non vuol dire minore qualità. Negli Stati Uniti, ad esempio, dove il farmaco equivalente è la prima scelta, la differenza di prezzo tra un medicinale branded e un equivalente è decisamente maggiore rispetto all’Italia”.

Secondo Vitale, “i farmaci equivalenti sono efficaci, sicuri e rappresentano una straordinaria opportunità di risparmio, sia per i cittadini che per il sistema sanitario. Durante la pandemia i farmacisti non si sono sottratti al loro compito di fornire informazioni e proporre farmaci equivalenti ai cittadini. Esistono purtroppo ancora molti ostacoli culturali e sociali e una disuguaglianza di accesso ai farmaci nel nostro paese. Secondo l’ultimo rapporto OsMed – ha proseguito la referente dell’Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva – c’è un utilizzo minore dei farmaci generici nel centro-sud, tra la popolazione che invece ne avrebbe più bisogno. Cittadinanzattiva si è mossa in questo senso portando avanti la campagna ‘Io equivalgo’. L’iniziativa, patrocinata dall’Aifa, è giunta alla sua quarta edizione ed ha l’obiettivo di far arrivare in tutti i territori delle informazioni corrette sui farmaci equivalenti, affinché i cittadini possano effettuare scelte consapevoli. Le campagne di informazione civica sono utili ma non bastano, bisogna muoversi in sinergia con istituzioni e aziende”.

Comberiati, Business Unit Head di Teva Italia, ha ribadito la volontà dell’azienda di lavorare in team con medici, farmacisti ed istituzioni per rafforzare un sistema integrato e comunicare più efficacemente le potenzialità dei farmaci equivalenti. “Oltre alla sfida culturale c’è anche una sfida comunicazionale da affrontare, perché ad oggi molti italiani non conoscono questa alternativa terapeutica – ha dichiarato Comberiati – Uno degli aspetti più importanti è la pro-attività e il binomio azienda-farmacista è fondamentale. Durante l’emergenza Covid-19 le farmacie hanno rappresentato un baluardo per i territori. Lo ha confermato il recente rapporto pubblicato da Cittadinanzattiva e Federfarma: durante la pandemia il ruolo del farmacista si è molto rafforzato. Bisognerebbe sfruttare la fiducia che il cittadino ripone nel proprio farmacista per proporre l’opzione dei farmaci equivalenti. Sarebbe inoltre necessaria una campagna istituzionale in questo senso, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo. L’impegno di Teva è quello di favorire l’interazione tra medico, farmacista, istituzione e azienda, perché la vera sfida è fare sistema”.

Comberiati ha poi aggiunto: “Siamo a favore dell’innovazione quindi cerchiamo, come azienda, di liberare delle risorse. Abbiamo letto con interesse i risultati di uno studio effettuato in Europa su una statina molto famosa. Nel momento in cui è stato lanciato l’equivalente di questo farmaco, i volumi sono aumentati tre volte. Questo significa che il farmaco, ritenuto uno standard di terapia di qualità, sicuro ed efficace, viene reso disponibile a molti più pazienti semplicemente perché i singoli stati hanno risparmiato e hanno liberato delle risorse. Questo è ciò che vogliamo continuare a fare come azienda. In Italia l’elemento culturale è preponderante. Al sud due farmaci su dieci sono farmaci equivalenti, al nord quattro su dieci. La media italiana dei farmaci equivalenti è tre farmaci su dieci e se la compariamo a quelle europee siamo ben distanti dagli standard minimi. Sicuramente non esiste un sistema che incentivi il farmacista o il medico ad andare nella direzione del farmaco equivalente. La categoria dei farmacisti è quella che per prima ha sostenuto i farmaci equivalenti e ora sempre più medici in Italia stanno facendo questa scelta, proprio perché c’è un interesse per il sistema sanitario e per il cittadino”.

In merito al ruolo delle farmacie, Pagliacci di Federfarma Perugia ha dichiarato: “Durante questa emergenza sanitaria le farmacie sono state il luogo dell’accoglienza, dove i cittadini hanno trovato un po’ di serenità in un momento così tragico. La figura del farmacista è stata rassicurante e può avere un ruolo importante nella diffusione dei medicinali equivalenti. Tutti i giorni dissipiamo i dubbi sull’efficacia di questi farmaci ma, soprattutto in questo periodo, abbiamo constatato molta disinformazione e confusione nei cittadini”.

Leopardi, presidente di Utifar, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dai farmacisti in supporto dei cittadini: “Bisognerebbe lavorare sulla formazione dei farmacisti ma soprattutto sul fattore psicologico dei cittadini che, nonostante il risparmio economico, non sono convinti dell’efficacia dei farmaci equivalenti. Avere la consapevolezza che proporre un farmaco equivalente può liberare risorse e di conseguenza portare un beneficio alla collettività, potrebbe rappresentare una leva ulteriore per la diffusione di questi farmaci. Andrebbe poi ridefinito l’intero sistema sanitario a favore del cittadino, poiché abbiamo circa 70mila punti di sanità sul territorio nazionale che sono costituiti dai medici di medicina generale, dai farmacisti e dai pediatri. Questi centri devono essere sfruttati, soprattutto alla luce dell’attuale pandemia. In merito al ruolo del farmacista come educatore, si potrebbero costruire delle collaborazioni con le aziende e con il ministero della Salute per diffondere le voci delle farmacie nelle scuole, sfruttando anche l’accelerazione digitale e la didattica a distanza”.

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