Farmaci: l'indagine, sì a riforma Fondi per innovativi

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Farmaci: l'indagine, sì a riforma Fondi per innovativi
Farmaci: l'indagine, sì a riforma Fondi per innovativi

Roma, 13 nov. (Adnkronos Salute) – Sì alla riforma dei due fondi separati per i farmaci innovativi, oncologici e non: il sistema va ridefinito e semplificato, nella direzione di una maggiore flessibilità. Gran parte degli esperti è favorevole al mantenimento dei fondi, ma il 72% ritiene appunto necessaria una riforma e la soluzione può essere rappresentata da un unico fondo gestito in modo più flessibile, tenendo in considerazione i vincoli di finanza pubblica. Inoltre, il 67% è favorevole all’estensione della permanenza dei farmaci innovativi all’interno dei fondi oltre i tre anni, se non sono disponibili alternative terapeutiche.

Per il 64% vanno riviste anche le modalità di finanziamento, senza erodere le risorse storicamente assegnate per obiettivi di piano e per l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. Sono questi i principali risultati dello 'Studio Delphi sul Fondo farmaci oncologici innovativi', promosso dal Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza Sanitaria e Sociale) in collaborazione con Aiom (Associazione italiana di oncologia Medica), e con il supporto non condizionato di Msd. L'idagine è stata presentata oggi in un convegno virtuale.

"La legge di bilancio 2017 ha istituito due Fondi separati, con una dotazione di 500 milioni di euro ciascuno – spiega Claudio Jommi, professor of Practice di Sda Bocconi School of Management e responsabile Scientifico dell’Osservatorio Farmaci del Cergas -. L’obiettivo della ricerca è stato valutare il loro impatto, nella prospettiva dei diversi portatori di interesse, colmando i gap di letteratura esistenti. L’analisi si è basata sulla raccolta strutturata dell’opinione di esperti, cioè di coloro che hanno compartecipato alla definizione di questi fondi e dei requisiti per l’accesso, all’allocazione, gestione ed utilizzo delle molecole innovative".

"Nel triennio 2017-2019, non si sono verificati sfondamenti. Tuttavia, dai primi dati di monitoraggio della spesa farmaceutica di Aifa e per quanto i dati parziali vadano considerati con estrema prudenza, si intravede la possibilità che il trend degli anni precedenti non si ripeta", afferma Jommi.

"In Italia, nel 2020, sono stimati 377 mila nuovi casi di tumore – sottolinea Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom e responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo – È diffusa la percezione che il Fondo per gli oncologici innovativi abbia contribuito a ridurre i tempi necessari per accedere alle nuove terapie anticancro, come evidenziato dal 50% degli esperti, e abbia agevolato la loro prescrivibilità. È auspicabile, però – rimarca – che il sistema venga semplificato, prevedendo, ad esempio, un fondo unico, e che ci sia una maggiore flessibilità nella programmazione, tenendo conto delle nuove molecole ed indicazioni pronte a diventare innovative e di quelle prossime ad uscire, senza mai dimenticare i vincoli di finanza pubblica e le esigenze di sostenibilità del sistema".

"In caso di sfondamento di uno dei due fondi e di eccedenza del fondo sulla spesa sull’altro – prosegue Beretta – oggi non è possibile effettuare alcuna compensazione. Inoltre, l’eventuale disavanzo viene ribaltato sulla spesa per acquisti diretti delle aziende sanitarie, con l’effetto potenziale di aumentare lo sfondamento del tetto per queste uscite, già rilevante. Qualora non fosse possibile unificare i due fondi, sarebbe opportuno pensare ad una forma di compensazione tra l’eventuale sfondamento di un fondo e l’eccedenza del fondo sulla spesa sull’altro".

Al 31 dicembre 2019, 15 molecole erano incluse nel Fondo per gli innovativi oncologici e 10 nel Fondo per le altre patologie. Complessivamente 41 terapie sono state inserite nei due elenchi nel triennio 2016-2019.

"Durante la pandemia vanno messe in atto tutte le misure adatte alla tutela dei pazienti, soprattutto di quelli più fragili, e la proposta di un Fondo unico risponde all’esigenza di accedere in tempi brevi alle terapie innovative – sottolinea Francesco Cognetti, presidente di Foce (Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi) – Dall’altro lato è fondamentale garantire la continuità di cura, anche nella seconda ondata del Covid-19. Altrimenti rischiamo di vanificare gli importanti progressi ottenuti negli ultimi 20 anni, grazie anche a trattamenti sempre più efficaci. Sono circa 3,6 milioni i cittadini in Italia vivi dopo la diagnosi di cancro e le malattie del cuore interessano circa 7,5 milioni di persone. Oggi si sta prospettando uno scenario molto simile a quello di marzo. Si rischia, pertanto – avverte l'oncologo – di tornare indietro di un ventennio nei risultati della lotta sia ai tumori che alle malattie cardiovascolari e di perdere gli importantissimi avanzamenti conseguiti dalla ricerca e dalla pratica clinica in tutti questi anni".