“Fascism in the Family”. Siamo pronti a guardarci allo specchio?

Barbara Serra (Photo: Al Jazeera)

È un’occasione preziosa quella che ci offre “Fascism in the Family”, il documentario di Barbara Serra per Al Jazeera che si può vedere per intero anche su YouTube. È un invito a ripercorrere il passato fascista dell’Italia e a interrogarci sui suoi legami con il presente, con la guida di una giornalista/narratrice che a sua volta sta cercando il filo di una storia che la riguarda in prima persona. “Come la mia terra natia, anch’io ho tracce di fascismo nel mio passato. Qui in Sardegna, mio nonno era una figura importante del Partito Fascista”: Vitale Piga, scelto dal regime fascista come podestà di Carbonia, la città mineraria creata nel 1938 nel sud della Sardegna come fiore all’occhiello del fascismo.

Non è solo il passato della mia famiglia, ma anche il futuro, che rende questa storia così toccante per me. Mio figlio di tre anni è per metà ebreo e avrebbe potuto essere vittima dei fascisti ai quali mio nonno promise fedeltà”, riflette Serra mentre sfoglia vecchie foto e documenti nella casa del nonno. Tra quei fogli ingialliti ci sono anche le indicazioni su come implementare le leggi razziali e una lettera dal Terzo Reich, con la svastica e Heil Hitler nella firma.

La vita a Carbonia ruotava attorno alla miniera, dove venivano spediti a lavorare anche dissidenti politici e omosessuali. “Ciò che ho imparato su mio nonno è che credeva negli ideali fascisti”, racconta Serra. “Sapeva degli omosessuali e dei dissidenti mandati a Carbonia come punizione, adottò le leggi razziali proibendo libri e film di autori ebrei e sapeva dei licenziamenti dei lavoratori ebrei. Se sei parte di un sistema che fa tutto ciò e non parli, sei responsabile. Sei complice”.

Nel documentario immagini storiche del ventennio dialogano con immagini del presente, dai pellegrinaggi di membri di Forza Nuova alla tomba di Mussolini all’ultimo raduno leghista di Pontida, tra l’adorazione del leader Matteo Salvini e gli insulti razzisti a Gad Lerner. Messe in fila una dopo l’altra – e inframmezzate dai pareri di studiosi e testimoni – le immagini dell’Italia di oggi sono un richiamo per chiunque abbia a cuore i principi democratici e i valori di tolleranza e rispetto tra le culture. È dalla negazione di questi valori – e dall’incitamento o giustificazione dell’odio razziale – che scaturiscono episodi anche gravissimi come l’attentato del 3 febbraio 2018 a Macerata, quando Luca Traini, candidato senza successo nella lista della Lega di Salvini, aprì il fuoco contro un gruppo di migranti africani.

Il dialogo tra presente e passato ci porta così dal Binario 21 della Stazione di Milano – da cui, tra il 1943 e il 1945, migliaia di ebrei italiani furono mandati a morire nei campi di sterminio – alla casa della senatrice a vita Liliana Segre - sopravvissuta ad Auschwitz insieme ad altri 24 bambini su un totale di 776. “Mentre ascolto la senatrice Segre, mi assale un pensiero terribile: che mio nonno possa aver avuto a che fare con il destino di suo padre e altre migliaia come lui”.

Le immagini di Segre bambina e del suo bellissimo papà si alternano a quelle dell’anziana senatrice che instancabile denuncia l’indifferenza di un popolo che non ha fatto i conti con la sua storia. Perché solo così si può spiegare l’astensione del centrodestra al voto sulla Commissione contro l’intolleranza e il razzismo voluta proprio dalla senatrice Segre, una delle pagine più vergognose che la politica recente ci abbia regalato.

E il lascito di “Fascism in the Family” sta proprio qui: nell’invito a coltivare quel legame tra passato e presente in grado di rivelarci chi siamo stati, chi siamo e chi possiamo essere. Senza indulgenze e con lo sguardo lucido di chi vuole conoscere, capire e portare la propria consapevolezza nel mondo. Sapendo che un giorno saranno altri a giudicarci. Barbara Serra la mette così, ed è impossibile trovare parole migliori: “Ho scoperto cosa fece mio nonno durante il Fascismo, ma più volte mi sono chiesta cosa avrei fatto io e cosa sto facendo ora. La storia ci insegna che le cose accadono gradualmente. Si tratta di individuare il punto di non ritorno in cui bisogna agire. Fra qualche decennio, i nostri nipoti ci giudicheranno. Giudicheranno quello che abbiamo e non abbiamo fatto di fronte all’intolleranza, la paura e l’indifferenza”. Ed è un compito che ci riguarda tutti.

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