Fase 2 ovvero distanziamento sociale: al lavoro, per strada, sui mezzi pubblici

NAPLES, CAMPANIA, ITALY - 2020/04/05: A woman seats on a bench next to the sculpture depicting the Napolitan actor Totò, in Sanità Square wearing a protective mask. In Italy the lockdown still continue Government Decree declaring all of Italy a protected area to combat covid-19 - coronavirus infection, closing schools, public offices and shops. (Photo by Carlo Hermann/KONTROLAB/LightRocket via Getty Images) (Photo: KONTROLAB via Getty Images)

Domani il comitato-tecnico scientifico si riunirà con il governo. Si farà il punto della situazione sulla fase 2 alla luce del trend degli ultimi due giorni. La curva inizia a piegare verso il basso, senza fretta ma con costanza, i contagiati dell’ultimo giorno sono scesi sotto quota duemila. “Se il trend verrà confermato, da martedì prossimo si può partire”, spiegano dal ministero della Salute. Ma partire con cosa? L’intero governo esclude categoricamente un allentamento delle misure restrittive sul piano sociale. Allo studio è lo sblocco di alcune filiere produttive, per iniziare a rimettere in moto alcuni settori economici. Ma nulla più. Per un allentamento del distanziamento sociale bisognerà attendere ancora, e nelle previsioni più ottimistiche si fissa l’asticella ai primi di maggio. Lo stesso Giuseppe Conte ha spiegato che si dovrà “continuare a fare sacrifici ancora per un po’”. 

Chi lavora al dossier, sia sul fronte politico sia sul fronte tecnico, è molto preoccupato dal sentiment che circola in queste ore: “Fase 2 - spiega - non vuol dire tornare a fare la vita normale, ma che iniziamo pian piano a riaprire alcuni settori dell’industria”. Oggi i tecnici si sono riuniti. Tra i temi sul tavolo anche quello delle raccomandazioni da fornire al governo su come procedere. La linea è pressoché unanime: il distanziamento sociale non può essere interrotto, anche qualora la curva dei contagi precipitasse verso il basso: “Rischieremmo di vanificare quel che di buono è stato fatto finora”. Il comitato ribadirà anche la raccomandazione di allargare la platea dei tamponi, per avere un campionamento più efficace e un quadro della situazione sul campo più aderente alla realtà. In ritardo l’analisi sierologica: non sono pronti gli strumenti tecnici, poiché l’affidabilità di quelli a disposizione è altamente incerta e il rischio di una serie di falsi positivi e falsi negativi che inquinino i dati e alimentino la confusione è alta.

I dati “meno allarmanti”, ha detto  Luca Richeldi, primario di pneumologia al Gemelli e membro del comitato, precisando: “confermano sostanzialmente il trend confortante che vediamo da qualche giorno, per le efficaci misure di contenimento”. Ma non per questo la stretta verrà allargata. Una fonte vicina ai tecnici spiega la forte perplessità generale alle riaperture. Traducendo: fosse per gli esperti, non si sbloccherebbe nulla. Ipotesi tra l’altro nemmeno scartata a priori dal governo, che pur vorrebbe trovare un punto d’incontro e procedere con la riattivazione di alcune, mirate filiere. “Ma fino a ieri i dati di Milano erano preoccupanti, oggi meno - spiega una fonte dell’esecutivo - dovremmo valutare giorno per giorno”. E’ per questo che al tavolo del governo verrà portato il tema di un’ulteriore implementazione e allargamento delle mascherine, soprattutto in una fase in cui si incrementeranno le persone autorizzate a recarsi al lavoro. Conte ha spiegato tra l’altro che nella fase di transizione saranno mantenuti tutta una serie di protocolli di sicurezza. Non solo sui posti di lavoro, ma anche nel “camminare per strada, prendere un mezzo di trasporto” e più in generale in tutti gli spostamenti.

Nessuna previsione al momento, nessuna programmazione da poter mettere in campo. Bisognerà osservare i dati giorno per giorno, da qui alla fine della settimana. Perché, spiegano, “prima di venerdì o sabato nessuna decisione potrà essere presa”.

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