Fashion Week Milano: cinesi presenti solo in videoconferenza

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La Fashion Week in programma a Milano dal 18 al 24 febbraio è pronta a partire, ma non senza ripercussioni dovute al Coronavirus. Il capoluogo lombardo si appresta ad accogliere compratori, giornalisti e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo, ma la psicosi relativa al diffondersi del virus rischia di ripercuotersi con prepotenza sul business delle sfilate: “Tutto lasciava sperare in una crescita del 3 per cento nel primo trimestre, ma la Cina ci porterà a -1,8” come ha detto il presidente della Camera della moda Carlo Capasa.

Fashion Week Milano: le ripercussioni del Coronavirus

Il blocco dei voli per il Coronavirus e la psicosi dilagante rischiavano di rovinare la Fashion Week di Milano, ma per correre ai ripari e prevenire un eventuale calo dell’export è pronto un maxi investimento tecnico di 300 mila euro che permetterà agli addetti al settore cinesi di seguire e partecipare agli eventi in videoconferenza a distanza. La situazione, dunque, dal punto di vista organizzativo, sembra non avere alcun intoppo e la città sembra pronta ad accogliere stilisti e giornalisti.

Le ripercussioni sul programma

Il presidente onorario della Camera della Moda, parlando in merito alla vicenda Coronavirus ha definito “vergognosi i comportamenti verso i cinesi italiani che sono nel nostro Paese da una vita“. Il programma, almeno per il momento, sembra essere invariato e prevede 56 sfilate, 96 presentazioni e 34 eventi per un totale di 188 appuntamenti. L’attenzione verso la Cina resta quindi altissima, ma la Fashion Week è quasi ai blocchi di partenza con la Cina presente, anche se solo in forma digitale.