"Fat Tax": gli inglesi fanno pagare di più i vestiti ai clienti grassi

(Getty)

In Italia ci sono 6 milioni di obesi, sono oltre 2 miliardi nel mondo. Quelli in Inghilterra, però, pagano di più i vestiti. Sulle grandi taglie è scoppiata la polemica nel Regno Unito. Tutta colpa della New Look, un’azienda di abbigliamento, che fa pagare di più i capi “over size”.

La “Fat tax”

Qualcuno la considera una vera e propria tassa sul grasso. I capi dalla taglia 16 in su, la 48 italiana, costano di più. Il sovrapprezzo non eccessivo: i pantaloni passano da 19,99 sterline e 22,99, le magliette da 9,99 a 12,99, gli abiti da 18 a 24. Più o meno un aumento del 15 per cento.

La protesta

Maria Wassel, una 43enne taglia 50 di Ashford Kent, una cinquantina di chilometri da Londra, ha comprato un paio di pantaloni verdi a righe bianche, pagandoli appunto 22,99 sterline, invece che 19,99. “E’ una chiara discriminazione per le donne di taglia forte, e io sono solo leggermente più grossa della media. Secondo le statistiche, la taglia media delle donne inglesi è ormai la 48”, si è lamentata la Wassel con il Sun.

La replica

L’azienda non ha gestito benissimo la faccenda. “Alcuni prodotti sembrano simili ma potrebbero essere leggermente diversi”, ha commentato in un primo momento. Poi ha coretto il tiro: “Stiamo esaminando i prezzi della nostra collezione taglie forti perché possa rispondere meglio alle esigenze dei nostri clienti. Apprezziamo tutti i nostri clienti, indipendentemente dalla loro forma o dimensione”, ha precisato la New Look.

L’incentivo a dimagrire

Anche la modella curvy Nyome Nicholas-Williams si è schierata a favore della taglie forti. Durante un’intervista al programma Victoria Derbyshire, sulla BBC, la modella ha dichiarato: “Alcune persone non scelgono di essere delle dimensioni che sono, o l’altezza che hanno. Se devi pagare un extra per i vestiti, in modo subliminale sembra che ti venga detto che devi dimagrire”.