"Fateli a pezzi": l'incredibile coro contro la Silicon Valley

La scena è abbastanza surreale ma racconta meglio di tante analisi dove sta - sorprendentemente - andando la tecnologia. Si è svolta ieri pomeriggio ad Austin, in Texas, dove è in corso SXSW, il più divertente e spettacolare festival che incrocia il digitale, le musica, i film e in generale il nostro modo di vivere (le star di quest'anno sono Matthew McConaughey, Trevor Noah e Charlize Theron).

La scena è questa. In un cortile piuttosto angusto sul palco c'è il direttore del sito The Verge, Nilay Patel, noto soprattutto per un seguitissimo podcast settimanale. Sta registrando l'ultima puntata. Con lui ci sono tre persone che a vario titolo nei mesi scorsi si sono occupati dello strapotere di Amazon, Google e Facebook. Una roba che fino a qualche tempo fa avrebbe innescato una gara di sbadigli. Invece no.

C'è un sole primaverile, ad ascoltarli, in piedi, ci saranno trecento persone, quasi tutti hanno un boccale di birra in mano, l'aria è frizzante, e a un certo punto iniziano a cantare: “Break ‘em up! Break ‘em up!”. Facciamoli a pezzi. In coro. Detto meglio, applichiamo i principi dell'antitrust che in passato negli Stati Uniti hanno consentito di evitare lo strapotere dei monopoli nel petrolio, nelle banche, nelle ferrovie e nella telefonia; e che hanno dato nuova linfa all'innovazione, perché è chiaro che se c'è un monopolio, puoi immaginare tutte le startup del mondo, ma non ce la faranno mai a imporsi.

Poco prima sul palco principale, era atterrata la paladina di questa battaglia, la senatrice Elizabeth Warren, in corsa per la Casa Bianca contro Trump sventolando la bandiera della fine dello strapotere della Silicon Valley. C'era un sacco di gente ad ascoltarla ed applaudirla, non tanti come quelli che hanno fatto qualche ora di fila per emozionarsi con la nuova stella della politica americana, Alexandra Ocasio Cortez, 29 anni, protagonista della battaglia per far saltare l'accordo fra Amazon e la città di New York (qualche miliardo di incentivi fiscali in cambio di un nuovo quartier generale).
 



Insomma, tira questa aria qua per i giganti della tecnologia che poi sono anche i padroni del mondo, almeno a giudicare dalla classifiche di Forbes sui più ricchi del pianeta. A Austin va registrata una importante novità: dal manifesto della Warren, pubblicato su Medium l'8 marzo, era rimasta fuori Apple. Parlando con il direttore di The Verge a SXSW, la senatrice ha chiarito che anche la società fondata da Steve Jobs andrebbe divisa in due, separandola dall'App Store.