Fatture false, per genitori Renzi chiesto 1 anno e 9 mesi

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Il pm Christine Von Borries ha chiesto al Tribunale di Firenze di condannare Laura Bovoli e Tiziano Renzi, genitori dell'ex premier Matteo Renzi, a un anno e 9 mesi di reclusione per due presunte fatture false collegate alle loro società. Il pm ha chiesto di condannare l'imprenditore Luigi Dagostino a 2 anni e 3 mesi, accusato di fatture false e truffa aggravata. La requisitoria del pubblico ministero è durata circa un'ora e mezzo. Dei tre imputati è presente il solo Dagostino. L'udienza prosegue con le arringhe degli avvocati difensori. 

Per le fatture false, nel marzo scorso gli imputati erano finiti agli arresti domiciliari su richiesta della procura diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Le fatture contestate dall'accusa al centro del processo sono due: una da 20.000 euro e l'altra da 140.000 euro. Le fatture vennero pagate alla società Party srl (quella da 20mila euro) e alla Eventi 6 srl (quella da 140mila euro) nel luglio 2015. Secondo la procura la fattura da 140mila euro per progetti di fattibilità su aree ricreative e per la ristorazione all'outlet del lusso 'The Mall' di Leccio di Reggello (Firenze) sarebbe per consulenze pagate ma non realizzate. L'altra fattura da 20 mila euro risulta emessa dalla Party srl (unica fattura emessa dalla Party nel 2015), società fondata da Tiziano Renzi (con il 40% della quote) e dalla Nikila Invest, srl amministrata da Ilaria Niccolai (60%), compagna dell'imprenditore Luigi Dagostino. 

Durante il dibattimento in aula, un consulente tecnico citato dalla difesa, il commercialista Francesco Mancini, rispondendo alle domande di uno dei legali di Laura Bovoli, avvocato Francesco Pistolesi, aveva affermato che le due fatture oggetto del processo furono regolarmente contabilizzate e non provocarono alcun danno all'Erario. D'Agostino, rilasciando dichiarazioni spontanee, aveva detto di non aver emesso "nessuna fattura falsa" e di non aver "truffato nessuno", sostenendo di essere rimasto perplesso per l'importo delle fatture ma di aver "subito la sudditanza psicologica" per il fatto che "i coniugi Renzi erano i genitori del Presidente del Consiglio" e quindi "ho ritenuto di non contestarle". Il legale dei Renzi, l'avvocato Federico Bagattini, aveva replicato affermando che "se avesse ritenuto quelle fatture troppo alte per il lavoro svolto avrebbe dovuto non pagarle".  

Il padre e la madre di Matteo Renzi avevano scelto, invece, di non presentarsi in aula ma, tramite i loro legali, hanno depositato due memorie scritte. Nelle memorie difensive "i coniugi Renzi - spiegò Bagattini - hanno sostenuto quello che i loro difensori hanno già anticipato, e cioè che le due fatture sono assolutamente vere, relative a prestazioni effettivamente eseguite, e che tutte le tasse e le imposte relative a questa fatturazione sono state regolarmente versate". "Ho sempre lavorato e dato lavoro: non ho avuto bisogno di avere il figlio premier per lavorare" e "chi dice il contrario mente" scrisse Tiziano Renzi in un passaggio della memoria consegnata al tribunale. "Non c'è nessuna fattura falsa - proseguiva Tiziano Renzi - solo tante tasse vere, tutte pagate fino all'ultimo centesimo: questo è oggettivamente esistente". Mentre Laura Bovoli aveva scritto che "non sono abituata alle telecamere e vivo con profondo disagio tutto ciò che è accaduto negli ultimi mesi" in cui "sono passata da cittadina irreprensibile a criminale incallita" e "da nonna premurosa a 'lady truffa'". Il 18 febbraio scorso Tiziano Renzi e Laura Bovoli, accusati di bancarotta fraudolenta e false fatture, erano finiti agli arresti domiciliari nell'ambito di un'altra inchiesta della procura fiorentina sul fallimento di alcune cooperative che facevano capo a loro. Misura poi revocata l’8 marzo dal tribunale del riesame.  

LA REQUISITORIA DEL PM - La fattura di 20mila euro alla società Party srl, amministrata da Bovoli, madre dell’ex premier, fu pagata da Luigi Dagostino il 17 giugno 2015, lo stesso giorno in cui l’imprenditore pugliese fu ricevuto a Palazzo Chigi. E' quanto ha ricostruito il pm Christine Von Borries durante la requisitoria. Il pm ha citato un atto estraneo al processo fiorentino e relativo a un’inchiesta della Procura di Trani da cui emerge che nel 2015 Dagostino si era rivolto a Tiziano Renzi, che aveva conosciuto l’anno precedente, per chiedergli di fissare un appuntamento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con l’allora sottosegretario Luca Lotti, considerato il braccio destro di Matteo Renzi. L’incontro a Palazzo Chigi avvenne il 17 giugno 2015 e durò, secondo la ricostruzione del pm fiorentino, circa 40 minuti. Nello stesso giorno Dagostino saldò la fattura a Bovoli. All’incontro nell’ufficio di Lotti a Palazzo Chigi, ha precisato il pm Von Borries, intervennero anche Antonio Savasta, all’epoca pm a Trani, e l’avvocato Ruggero Sfrecola. A sollecitare l’incontro a Dagostino con Lotti sarebbe stato il suo avvocato. In quel periodo Savasta indagava su un giro di fatture false in Puglia che coinvolgeva anche Dagostino. Il pm Von Borries ha anche ricostruito "i tanti incontri incastrati con l’emissione delle fatture false" tra Tiziano Renzi e Dagostino, avvenuti soprattutto a Roma con esponenti della politica e "anche con pubblici ufficiali". 

Durante la requisitoria al il pm Christine Von Borries ha ricostruito tutta una serie di incontri che sarebbero avvenuti tra magistrati e politici con il tramite di Tiziano Renzi e Dagostino. Incontri che, secondo l'accusa, si intreccerebbero con i pagamenti ai coniugi Renzi senior delle due fatture oggetto del processo.  

L'incontro che il magistrato pugliese Antonio Savasta ebbe con Luca Lotti a Palazzo Chigi era annotato anche nell'agenda dell'imprenditore Dagostino.  

Altri incontri, secondo la ricostruzione del pubblico ministero Von Borries, avvennero nell'estate 2015 e "si intersecarono" con la data del 22 luglio, quando venne pagata alla Eventi 6 la fattura da 140mila euro per una consulenza. Il pm ha citato, tra gli altri, gli incontri con il senatore Nicola Latorre e uno con il magistrato Cosimo Bottazzi, che sarebbero avvenuti alla presenza sia di Tiziano Renzi che di Dagostino. 

IL DIFENSORE DI TIZIANO RENZI - "Si tratta del minimo della pena e quindi il pm forse nel suo inconscio pensa che la prova non sia così imponente da meritare una sanzione proporzionata alla gravita del fatto quale è esposta nel capo di imputazione. Non si sta discutendo di una fattura falsa da 5 euro ma un complesso di 160mila euro: il minimo della pena ha un suo significato che io assegno forse a questa insicurezza di base". Lo ha detto l'avvocato Federico Bagattini, difensore di Tiziano Renzi, commentando con i giornalisti la richiesta di condanna. 

L'incontro tra l’imprenditore Luigi Dagostino e l'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti a Palazzo Chigi il 17 giugno 2015, spiega Bagattini, "non c'entra assolutamente nulla: è una coincidenza temporale, che non è esposta nel capo di imputazione e che quindi non ha il benché minimo riferimento e rilevanza rispetto a questa vicenda". 

"E' una coincidenza che crea una suggestione e che fa fare delle domande ma che ai fini del processo non vuol dire assolutamente nulla", ha aggiunto il legale. "D'altro canto il fatto di avere rapporti personali di amicizia, conoscenza e frequentazione tra Tiziano Renzi e Luigi Dagostino non fa sì che questo tipo di rapporto generi rapporti illeciti e fatture false", ha detto Bagattini. 

"Chiediamo l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato": così hanno concluso le loro rispettive arringhe i difensori di Bovoli, l’avvocato Lorenzo Pellegrini, e di Renzi, difeso da Bagattini. 

IL LEGALE DI DAGOSTINO - L’avvocato Alessandro Traversi, difensore dell’imprenditore Luigi Dagostino, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente perché "i fatti non sussistono". Secondo il legale, "gli incontri di Dagostino con i politici o i magistrati non hanno attinenza con i fatti di questo processo" 

"Non sono d'accordo con il pm: così si crea nebbia e confusione dalle quali invece dobbiamo liberarci", ha aggiunto Traversi. Il legale ha ribadito quanto sostenuto anche da Dagostino nei suoi interrogatorio, ovvero che l'imprenditore si trovava in una sorta di "sudditanza psicologica" verso il padre dell'allora presidente del Consiglio per cui non hanno mosso rimostranze per un prezzo "abbastanza alto" delle consulenze di Tiziano Renzi per la società Tramor che Dagostino cedette proprio nell'estate del 2015.  

"Chi stabilisce se un importo è congruo tra privati? Era un'operazione da 7 milioni, non si è messo a discutere dei soldi per quelle prestazioni", ha affermato ancora Traversi.