Fausto Baldanti: "Dire oggi che Omicron sarà dominante è da sciamani"

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(Photo: Getty)
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“Non so cosa abbia spinto Von der Leyen a stabilire che Omicron diventerà dominante. Come si può dichiarare una cosa del genere sulla base di pre-dati che emergono da un contesto così diverso dal nostro? Un’affermazione come questa può essere suggestiva, ma nasce da un approccio più sciamanico che scientifico. Magari andrà davvero così, ma al momento non se ne ha certezza. E seppure così fosse, la storia delle altre varianti ci fa capire che questo non significa che Omicron sarà più aggressiva”. Il professor Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di Virologia Molecolare del Policlinico “San Matteo” di Pavia, con la sua équipe sta monitorando le mutazioni di Sars-Cov-2, fin dalla prima ondata. Ora sotto la lente di ingrandimento è finita la variante proveniente dal Sudafrica, che nelle previsioni di molti è destinata a soppiantare la Delta, attualmente più diffusa.

Secondo l’Ecdc da febbraio nel Vecchio Continente sarà Omicron a dominare. Il presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen anticipa di un mese il pronostico. Per Anthony Fauci, principale epidemiologo della Casa Bianca nella lotta contro il Covid-19, la variante sudafricana diventerà con tutta probabilità dominante negli Stati Uniti. “Dire cosa farà oggi la Omicron è abbastanza difficile, possiamo dire cosa hanno fatto le altre varianti per provare a comprenderne il percorso”, ci spiega il virologo Baldanti.

Nel Natale 2020, ad esempio, l’Inghilterra lanciò l’allarme sulla variante Alfa, diventata dominante nel giro di pochi mesi: “Era dominante, è vero, ma non è cambiato niente. Con l’implementazione della vaccinazione - cominciata nello stesso periodo della sua comparsa – si è estinta, nonostante fosse così rapida nella diffusione, a favore della Delta. Dire ‘dominante’ non significa che ci sarà un aumento di aggressività”. Un altro esempio: la prima variante sudafricana, la Beta, è stata identificata nella primavera del 2021, ha dato vita a focolai di una certa entità in Italia e le sue mutazioni specifiche la rendevano più abile a superare i vaccini. Eppure questa variante sulla carta così aggressiva non è neanche diventata dominante, ha avuto un piccolo incremento e poi è scomparsa: “Non vanno mai sottovalutati questi fattori. Stiamo osservando l’evoluzione in corso di un virus, non dobbiamo perdere la freddezza. Perché la Beta è scomparsa non lo sa nessuno e questo ci fa capire che c’è un margine di incertezza quando affrontiamo questi argomenti”.

Quel che si sa per certo su Omicron, ci spiega il professore, è che ha una spike molto mutata: quando il virus muta così tanto vuol dire che non può più mutare nelle posizioni in cui lo ha fatto sinora. Sta cercando altre vie, perché la possibilità di infettare si sta riducendo, ma non è detto che trovi delle strade favorevoli, potrebbe lui stesso infilarsi in piccoli ceppi evoluzionistici. La Omicron di mutazioni ne presenta 43, a differenza della Delta che ne ha 8: “Questo è un virus che possiede tantissime mutazioni nel gene chiave, la spike: potrebbe essere vantaggioso per il virus o anche danneggiarne alcune funzioni, ma non lo sappiamo ancora. È una variante emersa troppo recentemente per averne certezze. Sono ipotesi di lavoro. Le mutazioni si generano in maniera casuale, poi vengono selezionate come vantaggiose o meno dalla pressione dell’ambiente, che per quanto riguarda questo virus in particolare è dovuta a due fattori: la possibilità di diffondersi e la barriera vaccinale che si trova di fronte”.

Omicron si è diffusa moltissimo in Sudafrica dove la copertura vaccinale è molto bassa, lì pare che determini sintomi lievi, ma parliamo di un paese con l’età media molto bassa rispetto a quella europea, tanto più rispetto all’Italia: “Il contesto in cui è nata, si è diffusa e dove vengono riferiti le prime caratteristiche cliniche è molto diverso dal nostro. C’è stata una diffusione importante anche in Inghilterra, tale da preoccupare le autorità inglesi, anche perché parliamo di un luogo con un elevato tasso di vaccinazione. Ma anche l’Inghilterra è diversa da noi: hanno utilizzato sin da subito quasi esclusivamente AstraZeneca per la vaccinazione, lasciando intercorrere tra la prima e la seconda dose circa sei mesi: è una scheda vaccinale molto diversa dalla nostra. L’Italia ha un tasso di vaccinazione molto alto e una popolazione anziana. Prevedere l’evoluzione del virus è difficile, dire che diventerà prevalente qui mi sembra prematuro”. Al momento su tutto il territorio, secondo gli ultimi dati riferiti dall’Iss, sono stati individuati 28 casi: “Dati israeliani e americani indicano che non ha una capacità di superamento della barriera vaccinale più alta della Delta, in circolazione già da tempo e comunque incapace di schivare significativamente i vaccini. È vero che i casi stanno aumentando, ma siamo in inverno, l’incremento era atteso”.

Baldanti invita alla cautela: bisogna essere molto freddi nell’analizzare i dati, senza farsi prendere da paure ed entusiasmi. D’altronde se Omicron dovesse dimostrarsi più aggressiva, certamente dovremmo aggiornare i vaccini, ma questo significa appunto che non siamo disarmati. All’attenzione delle autorità dovrebbe rimanere un altro problema: “Queste varianti nuove nascono in posti dove la copertura vaccinale non è sufficiente. In Inghilterra Alfa è nata prima della campagna vaccinale, la Delta è nata in India, l’Omicron in Sudafrica. Finché tutto il mondo non sarà coperto, questo virus troverà il modo di infilarsi tra le pieghe ed è un problema che la comunità internazionale deve trovare un modo per affrontare”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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