Febbre emorragica della Crimea-Congo: quali sono i sintomi e come si trasmette

Parasitic biting insect on background of epidermis detail. Disgusting carrier of encephalitis, Lyme disease or babesiosis infections. Tick-borne diseases
Febbre emorragica della Crimea-Congo: quali sono i sintomi e come si trasmette

Non solo Covid e vaiolo delle scimmie, a cui si aggiunge persino il West Nile: a preoccupare è anche la febbre emorragica della Crimea-Congo. Un caso è stato recentemente diagnosticato in Spagna e cresce la paura nel resto d'Europa.

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La febbre emorragica della Crimea-Congo (CCHF) è stata individuata in circa trenta nazioni tra Africa, Asia ed Europa. Nel Vecchio continente la presenza sporadica della malattia è stata accertata non solo in Spagna, ma anche in Turchia, Bulgaria, Ucraina, Russia, Grecia, Georgia, Albania e Kosovo.

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La malattia è una zoonosi e viene quindi trasmessa dagli animali. Il contagio è causato dal morso di zecche infettate dal patogeno responsabile, il virus CCHFV appartenente alla famiglia Nairoviridae e al genere degli Orthonairovirus (ordine Bunyavirales). Inoltre, stando ai dati resi noti dall'Oms, la febbre emorragica della Crimea-Congo può causare la morte nel 30% dei pazienti ricoverati in ospedale. In base ai focolai, il tasso di mortalità si attesta tra il 10 e il 40%. Nella maggior parte dei casi, invece, la malattia si manifesta in forma asintomatica. L'ECDC stima dalle 10 alle 15mila infezioni annue, delle quali circa 500 si rivelano fatali.

La patologia fu identificata per la prima volta in Crimea, nel 1944, e solo 12 anni più tardi fu isolato in Congo il virus responsabile, che circola naturalmente nelle zecche e in diversi animali ospiti, come capre, pecore, bovini e struzzi. Diverse specie di zecche possono essere portatrici del virus CCHFV, ma le principali responsabili della malattia sono quelle del genere Hyalomma. La puntura di una zecca infetta può causare il contagio nell'uomo. Tuttavia, è possibile infettarsi anche attraverso il contatto con tessuti e fluidi corporei degli animali e dei pazienti positivi. Le figure che per lavoro sono a stretto contatto con gli animali sono maggiormente esposti al rischio d'infezione, ma sono noti anche casi di trasmissione intraospedaliera dovuta all'uso di aghi e altri dispositivi medici non correttamente sterilizzati. Dall'ECDC segnalano casi di infezione anche “dopo aver bevuto latte non pastorizzato o dopo aver consumato carne cruda di bestiame appena macellato. Inoltre, "il CCHFV è solitamente inattivato nella carne a causa dell'acidificazione post-macellazione”.

Dopo il caso riscontrato in Spagna, sale la paura: quali sono i sintomi della malattia e come si può curare? Dall'Organizzazione mondiale della sanità fanno sapere che il periodo di incubazione è solitamente compreso tra 1 e 3 giorni, fino a un massimo di 9. Tra i sintomi più comuni rientrano febbre, mal di schiena, vertigini, dolori muscolari, al collo e agli occhi, mal di testa e sensibilità alla luce. Nella prima fase dell'infezione, l'OMS non esclude “nausea, vomito, diarrea, dolore addominale e mal di gola”, a cui si aggiungono “bruschi sbalzi d'umore e confusione”, fino a “sonnolenza, depressione e stanchezza”. Il dolore all'addome può portare all'ingrossamento del fegato (epatomegalia). Tra gli altri sintomi, l'Oms segnala tachicardia, ingrossamento dei linfonodi e macchie causate dal sanguinamento nella pelle. Nei casi più gravi c'è anche il rischio di sanguinamento dagli occhi e la formazione di ecchimosi, fino a emorragie, epatite. L'ECDC riporta alla calma e ricorda che in più dell'80% dei casi la febbre emorragica della Crimea-Congo è lieve o asintomatica.

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Non esiste un farmaco o un vaccino per prevenire l'insorgenza della malattia, ma è riconosciuta l'efficacia dell'antivirale ribavirina da somministrare “subito dopo l'insorgenza dei sintomi per prevenire infezioni gravi o come profilassi post-esposizione”, fanno sapere dall'ECDC. Promettente anche l'antivirale Favipiravir e in alcuni Paesi viene somministrato il “plasma iperimmune”.

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