Federalimentare: in Pnrr manca visione su industria alimentare

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 1 feb. (askanews) - Critica la posizione espressa da Federalimentare in Commissione Agricoltura, nell'ambito dell'esame in sede consultiva della Proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). "Per quanto riguarda il settore agroalimentare ci sono alcune misure nelle aree tematiche trasversali, ma per l'industria alimentare ci sono poche cose se non addirittura una assenza di visione rispetto allo sviluppo dell'industria alimentare, che è il secondo settore manifatturiaro del paese", ha spiegato il direttore di Fedaralimentare Nicola Calzolaro, sottolineando che "c'è una sostanziale assenza di visione".

Tra le criticità, Federalimentare ha sottolineato che nel documento "c'è un riferimento al green deal europeo con l'attenzione alla sostenibilità: il nostro sistema lavora da tempo sulla sostenibilità, ma quella ambientale non può essere disgiunta da quella economica e sociale. E proprio su questi aspetti registriamo una minore attenzione".

Ancora, ben vengano la sovranità alimentare e le iniziative che vanno in questa direzione, "ma devono essere misure che non alterino la concorrenza e non creino condizioni artificiali di mercato". E soprattutto il piano deve promuovere "una agricoltura, con incentivazioni al sistema agricolo, che produca di più e a condizioni di mercato", senza dimenticare di "sviluppare piattaforme di ecommerce nazionali e piattaforme di distribuzione internazionali, siamo l'unico paese che non ce l'ha". Non da sottovalutare, infine, la necessità di strutture adeguate in termini di trasporto e logistica, "e penso - ha concluso Calzolaro - soprattutto alla logistica del Mezzogiorno che nel piano sembra essere assolutamente sottovalutata".

Nicola Levoni, presidente di Assica, l'associazione industriali delle carni e dei salumi aderente a Confindustria, ha spiegato che "quando si parla di Governance è importate che tutti gli attori della filiera siano coinvolti" per fare in modo che "i fondi siano spesi bene. Un approccio di filiera è molto importante". Secondo Assica, dunque, il piano nazionale di ripresa e resilienza è "abbastanza generale, non definisce appieno i soggetti e quando si parla di agricoltura l'approccio è un po' generalista".

Ad esempio, ha detto Levoni, sulla filiera suinicola "vorremmo fare passi avanti sulla digitalizzazione e sulla innovazione tecnologica, serve anche "fare un passo avanti sul commercio elettronico". Ancora, ben vengano "gli interventi per aumentare i consumi interni, ma anche l'export ha bisogno di essere preparata ad affrontare il futuro". Non solo. "Quando leggiamo che la parte della economia circolare è affidata al ministero dell'Ambiente - ha aggiunto - anche lì vediamo un limite, perchè è fondamentale che anche Sviluppo Economico e Politiche Agricole siano coinvolte".

Massimo Rivoltini, presidente di Confartigianato Alimentazione, ha chiesto che nel Recovery plan il governo si adoperi per "creare situazioni e terreno fertile affinché la visione innovativa dei prossimi anni possa essere applicata anche alle piccole, medie e micro imprese dell'artigianato alimentare, in modo che si possano intercettare le nuove tendenze dovute alla pandemia e poi alla ripartenza". "La parola d'ordine - ha detto - è la riduzione al minimo degli oneri a carico delle piccole imprese". Una attività che deve necessariamente essere abbinata "alla valorizzazione del turismo che sull'agroalimentare territoriale ha una leva importante. E ad azioni per la ripartenza dei consumi interni, fondamentali per chi lavora in mercati di prossimità".