Federica Saraceni, polemica per il reddito di cittadinanza all'ex brigatista

L'ex brigatista Federica Saraceni e il giuslavorista Massimo D'Antona, ucciso nel 1999

La 49enne romana, madre di due figli, è agli arresti domiciliari per l'omicidio D'Antona. Ogni mese riceve un sussidio di 623 euro in quanto si troverebbe sotto la soglia di povertà. Indignati i parenti del giuslavorista ucciso nel 1999.

Il caso Saraceni

Dallo scorso agosto Federica Saraceni beneficia del reddito di cittadinanza. 623 euro al mese perché senza un lavoro, sotto la soglia di povertà e con due figli. L'ex brigatista rossa è stata condannata a 21 anni e 6 mesi per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona (il 20 maggio 1999) ed è agli arresti domiciliari. A dare la notizia del sussidio ricevuto dalla donna è il quotidiano La Verità. Sebbene figlia dell’ex magistrato Luigi Saraceni, fondatore di Magistratura democratica, poi parlamentare con Pds e Verdi, per la legge 28 marzo 2019 numero 26, che istituisce il reddito di cittadinanza, l’ex terrorista può beneficiare del sussidio e di una eventuale chiamata dai navigator per una proposta di lavoro.

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L'indignazione dei parenti delle vittime

In attesa di chiarimenti da parte di Inps e ministero del Lavoro, la legge sembra dalla parte di Federica Saraceni. La 49enne è stata condannata più di 10 anni fa e dunque avrebbe tutti i requisiti per poter richiedere e ricevere il reddito di cittadinanza. La legge prevede inoltre che il sussidio non sia concesso a chi è in stato detentivo a "totale carico dello Stato" (la Saraceni è infatti agli arresti domiciliari nella sua abitazione). Dal punto di vista legale sembra tutto regolare, ma il fatto che un'ex terrorista riceva questo tipo di aiuto ha fatto infuriare i parenti delle vittime. A indignare è soprattutto la cifra ottenuta, che sembra essere molto più alta di quanto spesso concesso a persone in condizioni più disagiate, anche i senza fissa dimora.

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