Federico Rutali contro la bocciatura del bonus psicologo: “Ci vado una volta la settimana e non me ne vergogno”

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federico
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Mi chiamo Federico Rutali, da diversi anni vivo e lavoro a Milano, che oramai è diventata la mia seconda casa.

Nasco a Bologna, una città frenetica e piena di lavoro e proprio quest’ultimo ha sempre tenuto lontano i miei genitori. La mancanza di affetto mi ha portato ad avvicinarmi al cibo, visto da me come un porto sicuro. Con gli anni iniziai a prendere diversi kili, fino a diventare malato. A partire dai 5 anni mi hanno diagnosticato l’obesità, cosi sono dovuto stare per nove lunghi anni in cura all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna.

Quelli dell’adolescenza sono stati gli anni più brutti della mia vita dato che non mi piacevo e capivo al tempo stesso di non piacere agli altri; spesso i miei compagni mi deridevano e criticavano aspramente, additandomi come ciccione o bombolone e ovviamente queste parole arrivavano dritte al cuore. Sono stati anni talmente brutti per me che non uscivo mai di casa ed avevo persino paura di andare a scuola: i corridoi dell’istituto mi terrorizzavano e oggigiorno al solo pensiero mi viene una fitta al cuore.

Chi è riuscito a salvarmi? Lo psicologo. A partire dai 15 anni ho deciso di iniziare questo percorso, grazie al quale sono diventato molto più sicuro ed estroverso. Reagire da solo sarebbe stato impossibile e non sarei mai riuscito ad affrontare questo lungo viaggio interiore. Grazie allo psicologo ho imparato a reagire agli attacchi dei bulli, facendo capire loro che non ero più il ragazzino debole ed indifeso di una volta.

Ho fatto rumore per aver lanciato alcune provocazioni in tv e sui social, mossa fatta per porre l’accento su temi importanti come il bullismo e la diversità. In particolare porto avanti battaglie contro il body shaming e cyberbullismo (come recentemente ho raccontato all’interno di un libro pubblicato da Lupetti Editore). Mi sono sempre schierato dalla parte dei più deboli, mostrandomi per quello che sono realmente. Forse una sola cosa in pochi sanno: ho 24 anni, sono un influencer e non mi vergogno a dire che tuttora ho bisogno dell’aiuto di un esperto! Ho ripreso le sedute in questi ultimi due anni, infatti la pandemia ha riaperto vecchie ferite: ansia, attacchi di panico, spossatezza mentale, angoscia perenne.

In questi giorni ho appreso una notizia che mi ha fatto molto male: la proposta di un emendamento bipartisan per introdurre agevolazioni destinare a facilitare l’accesso ai servizi psicologici a chi non se li può permettere è stata bocciata.

Lo Stato, anzichè normalizzare la terapia, decide di bocciare il bonus psicologo: la salute mentale non è meno importante di quella fisica, se il dolore non si vede non vuol dire che non esiste. Sono profondamente deluso, e non posso sentirmi parte di uno Stato che non tutela le persone che chiedono aiuto. I lockdown hanno causato tantissimi disturbi e problemi nelle persone, specialmente nei giovani, ai quali non bastano i consultori e le sedute con lo psicologo a scuola, ma hanno bisogno di terapia individuale con continuità e costanza, soprattutto in questo periodo di continua instabilità.

Chi mi segue su Instagram (@federicorutali) sa che il mio non è un profilo standard, infatti non parlo solo di viaggi e moda ma anche di diversità e attenzione verso i più deboli. Proprio per questo motivo ricevo quotidianamente messaggi da parte di tantissimi ragazzi che hanno bisogno di aiuto ma non possono sostenere tali spese. C’è chi soffre di ansia, chi di attacchi di panico, chi arriva a procurarsi tagli e bruciature.

Recentemente mi ha scritto una ragazza di Firenze di appena 18 anni che da due anni vive con una sensazione di spossatezza mentale e angoscia perenne, a causa proprio della pandemia. Questa ragazza ha perso entrambi i nonni durante la prima ondata, e questo dolore l’ha portata a vivere male la quotidianità. Non mi ha negato di essere ricorsa spesso all’autolesionismo e talvolta ha anche pensato di porre fine alla sua vita, perché non sa più come gestire questa ansia che la divora (la corsa ai tamponi, l’ansia del contatto con un positivo, le quarantene, le feste vissute in solitudine). Vive in una casa popolare, in famiglia mancano i soldi persino per mangiare, pertanto non puó permettersi un supporto psicologico. Lo Stato dovrebbe vergognarsi. Una ragazza non puó prendersi cura della sua salute mentale solamente per via di una barriera economica. Lo Stato dovrebbe avere l’obbligo di aiutarla!

Come si sentiranno questi ragazzi quando scopriranno che non c’è traccia del bonus psicologo nella Legge di Bilancio? Ve lo dico io: si sentiranno soli e abbandonati da uno Stato che vede la terapia come un lusso e un privilegio per pochi! Investire ora nel sostegno è una forma di prevenzione importante. Evidentemente è più importante un bonus monopattini o un bonus rubinetti rispetto alla salute mentale.

Facilitare l’accesso ai servizi psicologici aveva un duplice scopo: sdoganare il tabù che ancora c’è sulla necessità di prendersi cura della salute mentale e permettere la terapia anche a chi non l’ha mai fatta per via di una barriera economica. Era un modo per parlare finalmente senza filtri delle nostre debolezze.

Lo psicologo mi ha salvato la vita e ho provato sulla mia pelle l’importanza di questa figura, proprio per questo lotterò fino alla fine affinché vengano garantite cure psichiatriche gratuite a tutte le persone che non riescono a sostenere tali spese. Non esiste salute senza salute mentale.

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