Feltri difende il crocifisso: “Nessuno lo tocchi, vi dico io perché”

Feltri difende il crocifisso

Prima di togliere i crocifissi “sarebbe meglio chiedere il parere non dico degli studenti ma almeno dei genitori. Inoltre: capirei se l’abolizione dei simboli cristiani avvenisse in ossequio della laicità dello Stato. Avrebbe un senso. Farli sparire per compiacere ai musulmani che ci odiano è un atto di sottomissione vergognoso e umiliante”. Così si legge in un editoriale scritto dal direttore di Libero Quotidiano solo poche settimane fa. In un suo articolo, è tornato a difendere uno dei principali simboli del Cristianesimo. Feltri difende il crocifisso e spiega perché non offende alcun sentimento religioso.

Sulla polemica riguardo la possibilità di rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici, Feltri non ha dubbi: “Pretendere di abolirlo in omaggio ad altre fedi, equivale a combattere noi medesimi e la nostra vicenda terrena”.

Feltri difende il crocifisso: le sue parole

Il crocifisso è un simbolo per i cristiani che ha rivoluzionato la storia di ciascuno. Lo ha precisato anche Feltri, che nel suo articolo scrive: “Da un paio di millenni infatti tutti diciamo prima di Cristo o dopo Cristo”. Per questo motivo: “Ha cambiato il modo di pensare degli uomini”. Il crocifisso diventa simbolo cristiano a partire da un fatto essenziale e di primaria importanza: un uomo chiamato Gesù, figlio di Dio, è stato condannato a morte per crocifissione dal prefetto romano Ponzio Pilato nell’anno 30 circa.

Il direttore di Libero Quotidiano lo ha ricordato: “Il crocefisso è l’immagine drammatica del dolore, con le sue spine, e sorvoliamo sui chiodi, che solo a vederli fanno venire i brividi e l’angoscia. Non c’è nulla di più straziante di quei due pezzi di legno a cui è appesa agonizzante una persona. Essi suscitano pietà e rappresentano la solitudine della morte. Noi esseri viventi siamo consapevoli che Gesù torturato riassume la nostra tragedia: siamo gente povera, debole, in balia dei potenti, pronti ad essere venduti, traditi, martoriati”.

Vittorio Feltri non si rivolge esclusivamente ai cattolici, per cui “Cristo è figlio di Dio”. Infatti, ha aggiunto: “Questo è indimostrabile. Ma per noi laici è comunque l’emblema di una ingiustizia perpetrata dai rappresentanti della politica che hanno barattato la coscienza allo scopo di non avere grane con le autorità”. Il crocifisso, alla luce delle considerazioni e delle analisi chiaramente esposte da Feltri, diventa simbolo fondamentale anche per gli atei, per i quali “Gesù è un punto di riferimento morale e culturale. Fu lui a predicare di amare il prossimo come sé stessi e di porre al centro della esistenza l’obbligo di essere solidali con i nostri simili”. Si tratta, ha continuato, di “principi che resistono da secoli e secoli e che hanno modificato i rapporti tra i popoli”.

La testimonianza

Così Feltri nel suo articolo ha riportato anche un episodio che lo ha visto coinvolto in prima persona. Protagonista della triste vicissitudine anche un regalo prezioso regalatogli da monsignor Mansueto Callioni, “un mio amico prete col quale da ragazzo giocavo a calcio nella squadra del suo seminario”.

Quindi ha raccontato: “Un giorno lontano mi regalò una croce d’argento dell’Ottocento. E, quando recentemente ho fatto un trasloco, gli addetti al trasporto lo hanno gettato tra gli oggetti da scartare. Quasi quasi, poco cristianamente, li prendevo a calci”.