Feltri spiega i motivi che lo hanno portato a dimettersi da giornalista

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Dopo l’indiscrezione rilanciata da Alessandro Sallusti con un lungo editoriale sulle pagine de Il Giornale, arriva anche la conferma del diretto interessato: Vittorio Feltri lascia l’Ordine dei Giornalisti. Un fulmine a ciel sereno per moltissimi, ma non una gran sorpresa per chi gli è stato vicino negli ultimi mesi.

E in un’intervista al Corriere della Sera è lo stesso ex giornalista a spiegare i motivi che lo hanno portato a rassegnare le dimissioni e cancellarsi dall’Ordine dei Giornalisti. “D’ora in poi chi mi chiama così lo querelo!”, scherza amaramente Feltri commentando la notizia.

Perché Feltri lascia l’Ordine dei Giornalisti

Con l’OdG Vittorio Feltri era ormai in contrasto da diversi anni, tant’è che aveva tre procedimenti aperti di contestazione del suo lavoro. Resta direttore editoriale di Libero Quotidiano e potrà scrivere quello che vuole evitando il rischio di incorrere in sanzioni.

Feltri spiega che non ne poteva più: “Da anni l’Ordine mi rompe, soprattutto per i titoli di Libero, nonostante ci sia un direttore responsabile. Me ne vado da un ente inutile, che esercita azioni nei miei confronti con un chiaro fumus persecutionis. Mi hanno spesso censurato, mi hanno sospeso, ora ho addirittura tre procedimenti, ma se ne occupa il mio avvocato, e gli farò anche causa per danni morali”.

Vittorio Feltri non è dispiaciuto di questa decisione perché: “L’accanimento nei miei confronti è del tutto infondato, prima di fare un procedimento si guarda la gerenza, loro non lo fanno, io non sono responsabile dei titoli di Libero. Quindi no, non mi dispiace, non me ne importa nulla, d’ora in poi chi mi chiama giornalista lo querelo”.

Sul tema è intervenuto anche Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti: “Avrei preferito riaccompagnarlo sulla strada giusta e nessuno pensi di non leggere più la sua firma perché le opinioni sono garantite dall’articolo 21 della Costituzione, ma chi gliele pubblica sappia che è responsabile deontologicamente dei contenuti”.