Feltri: "Statua Montanelli? Virus ha amplificato imbecilli"

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"Sono indignato per questo episodio ma non stupito più di tanto perché la diffusione degli imbecilli negli ultimi tempi, forse anche a causa del virus, si è amplificata e quindi anche di fronte a questo episodio sgradevole e disgustoso mi rassegno, proprio perché mi aspetto sempre da parte dei giovani azioni dissennate come questa". Vittorio Feltri non usa giri di parole per commentare l'imbrattamento della statua di Indro Montanelli, avvenuto a Milano, nei giardini a lui intitolati. "Mi auguro solo che si riesca a ripristinare in fretta la statua - dice il direttore di 'Libero' all'Adnkronos - e che in modo civile possa continuare a rimanere dov'è, per sempre". Perché, sottolinea Feltri, "nei confronti di Montanelli non si può avere che stima. Tutti noi abbiamo un ricordo meraviglioso di lui, di un giornalista che era considerato il Papa dei giornalisti italiani, il numero uno". Chi ha vandalizzato la statua "lo processerei - spiega Feltri - perché è stato commesso un reato e va giudicato in quanto tale. Non faccio il giudice, non mi permetto di emettere sentenze ma mi auguro che qualcuno al posto mio lo faccia". 

Il blitz contro la statua del giornalista, imbrattata con quattro barattoli di vernice rossa e la scritta 'razzista stupratore' è stato rivendicato dai collettivi di Rete Studenti e LuMe che definiscono Montanelli uno schiavista e un colonialista. L'accusa è sempre quella di aver preso in sposa una bambina di 12 anni. "Trovo sgradevole la scritta ma è coerente con l'azione che hanno fatto sulla statua - argomenta Feltri -. Per le accuse rivolte a Montanelli, invece, sono vecchie come il cucco. E poi c'è da ricordare dove è avvenuto il matrimonio, cioè in Africa, dove le usanze erano quelle di vendere le figlie ed erano considerate pratiche non da condannare ma da incentivare". Quindi aggiunge: "Montanelli si è adattato al luogo in cui viveva e non c'è niente di strano. Posso capire che si trovava in un continente particolare, con abitudini particolari e dovendosi fermare lì abbia accettato anche certi costumi, che per noi sono disdicevoli, mentre per quella località sono cose regolari che fanno tutti. C'è da tener conto di questo. Se non si pensa a tutto ciò non si capisce l'accaduto". Dal canto suo, però, Feltri ammette di non averne mai fatto parola dell'episodio con il diretto interessato: "No - spiega - con Montanelli non ne ho mai parlato. Parlavamo di tante cose ma non mi è mai venuto in mente di discuterne perché avevo con lui un rapporto di amicizia e grande rispetto, non avrei mai osato entrare nel suo privato". 

E come vedrebbe l'ipotesi di intitolare una statua a Bettino Craxi negli stessi giardini Montanelli, per bilanciarne la presenza, viste le polemiche dei mesi scorsi su una strada da dedicare a Milano al segretario del Psi? "Non riesco a stabilire un parellelismo tra i due - rimarca Feltri -. Montanelli è stato un grande scrittore, un grande professionista che molti hanno amato, naturalmente la sinistra gli era ostile, anche se adesso cerca di minimizzare questa sua ostilità".  

Craxi, invece, "era un uomo politico, eletto, un uomo che aveva delle grandi capacità tant'è che è stato il primo a profetizzare la fine del comunismo. Dopodiché rimane il fatto che il Partito socialista rubava, come tutti gli altri partiti. La cosa stravagante è che molti partiti hanno pagato, molti sono morti come il Partito socialista e la Dc mentre il Partito democratico, che allora di chiamava Partito della sinistra, non è neanche stato sfiorato dallo scandalo e nemmeno dalle indagini se non superficialmente". 

Quanto a Gad Lerner, che ha definito Montanelli "oggetto di venerazione sproporzionata alla sua biografia", Feltri taglia corto: "Penso che sia Gad Lerner ad essere sopravvalutato non certo Montanelli, mi sembra evidente. Non è un'opinione ma la constatazione dei fatti. La produzione di Montanelli è sempre stata di alto livello. Non ho niente contro Lerner ma il confronto mi sembra una bestemmia".