Femminicidio, figlia vittima: "Bene fondi per orfani ma Stato chieda scusa"

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"Un passo positivo per non farmi sentire abbandonata, ma lo Stato mi deve ancora delle scuse". A parlare all'Adnkronos è Florencia, orfana di femminicidio. La madre Antonia Bianco aveva 43 anni quando l'ex compagno Carmine Buono, condannato in via definitiva all'ergastolo, l'ha colpita con una stilettata che le ha perforato il cuore. Un solo foro sotto l'ascella sinistra, che le ha tolto il respiro, mentre a casa il figlio di sei anni non smetteva di chiedere dove fosse sua madre. Lei e Maximiliano, figli nati da precedenti relazioni, non sono riusciti a dirgli la verità.   

All'indomani dell'annuncio del decreto ministeriale per attivare il fondo per gli orfani di femminicidio - "con 12 milioni finanzieremo borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro" le parole del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri - la ragazza, che all'epoca aveva 13 anni e non ha mai conosciuto suo padre, parla per la prima volta.   

 

"Il fondo è un primo passo per non sentirsi dimenticati, ma un risarcimento non è sufficiente e non lo è dopo quasi otto anni di attesa. Io - racconta - dalla Stato mi aspetto ancora delle scuse perché la morte di mia madre è anche colpa di chi non ha vigilato: lei aveva denunciato maltrattamenti e stalking ma nessuno ha fatto davvero qualcosa. E ancora oggi il numero delle donne uccise aumenta". L'esercito dei figli che restano soli incrementa quotidianamente le proprie fila: 2.100 dal Duemila, 500 gli orfani di femminicidio solo dal 2017 ad oggi.  

Il dolore da quel 13 febbraio 2012 non è mai scomparso, come una cicatrice resta sulla pelle e basta passarci sopra la mano per sentire di nuovo tutto l'orrore di chi ha assistito alla violenza e non ha più potuto abbracciare la mamma.  

"Bisogna continuare a denunciare e bisogna ricordare tutti i giorni le vittime, non dimenticare neppure un solo nome. Tanti non conoscono la storia di mia mamma, non si sono neppure accorti che è stata uccisa", dice con amarezza.   

"Con altre persone ho deciso di scrivere un libro perché voglio aiutare le donne che hanno paura degli uomini, magari così facendo aiuterei soprattutto me stessa. La parola violenza andrebbe eliminata facendo prevenzione, ma anche con interventi tempestivi delle forze dell'ordine, con uno Stato che si prende le sue responsabilità per evitare che continui a succedere quello che è accaduto a mia madre. Ogni giorno - conclude Florencia - mi faccio sempre la stessa domanda: che bisogno c'è di uccidere una donna o un uomo?".