Femminicidio a Napoli, la poliziotta: insegnare rispetto da bambini

Red
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Image from askanews web site
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Napoli, 13 mar. (askanews) - Promuovere progetti di sensibilizzazione e campagne di comunicazione, ma anche insegnare il rispetto dell'altro sin dalla prima infanzia, e cercare il confronto con persone vicine oppure con gli specialisti dei centri che, sul territorio, si occupano di violenza sulle donne, a partire dalle forze dell'ordine. Sono queste alcune delle azioni che si dovrebbero intraprendere come prevenzione per evitare che l'escalation di terrore porti all'omicidio, ne è convinta un'ispettrice della squadra mobile che lavora nella quarta sezione "fasce deboli" e opera a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Una città dove è stata realizzata 'La stanza di Imma', una struttura protetta, nella quale le vittime di violenza possono trovare sostegno e rifugio.

"Con la violenza sulle donne è fatto tanto, ma bisogna fare molto di più - ha detto parlando con Askanews, dopo l'ennesimo femminicidio, una donna uccisa dal suo compagno a Napoli - Quando ho cominciato a lavorare, dieci anni fa, su questo tema, era difficile persino parlare della violenza sulle donne, oggi dei passi avanti sono stati fatti, ma sono ancora pochi. Dei femminicidi e degli abusi se ne parla spesso, ma non sempre i messaggi vengono recepiti. Sta aumentando la mancanza di considerazione dell'altro e il primo passo da compiere per tentare di arginare questa deriva è coltivare la cultura del rispetto per l'altro".

"I semi della speranza - ha aggiunto - devono essere piantati nei bambini, quando sono ancora piccoli, sin dalle scuole elementari perché dopo potrebbe essere già tardi. Dalla mia esperienza posso ricavare che l'odio e la rabbia degli uomini nascono spesso dalla paura di perdere il possesso della donna che gli è accanto, la considerano quasi come un oggetto. Si deve pretendere rispetto dell'altro, delle libertà, del pensiero e dell'azione altrui perché, frequentemente, l'escalation di violenza inizia proprio quando, all'interno della coppia, ci sono diversità di vedute o pensieri divergenti".

Le nuove norme previste dal Codice rosso hanno portato dei benefici, accorciando anche i tempi burocratici per chi è vittima di violenza, ma alla denuncia si arriva sempre con molta difficoltà, paura o reticenza, spesso per vergogna o per il timore di perdere la custodia dei propri figli o perché non si è indipendenti economicamente. "Non si può fare un identikit delle donne che subiscono violenze, non solo fisica o sessuale, ma anche economica o psicologica - ha spiegato l'ispettrice - non ci sono fasce sociali più a rischio, anzi dalla mia esperienza posso dedurre che maggiore è il grado di istruzione, più è difficile arrivare a una denuncia. Le donne colte, infatti, hanno la falsa speranza di riuscire ad arginare questo fenomeno odioso di cui sono vittime; credono che avere gli strumenti per riconoscere gli abusi sia sufficiente per affrontare il problema. Purtroppo i cosiddetti 'reati sentinella', che possono essere il ceffone oppure l'insulto, rappresentano solo la base di un incubo dal quale è molto doloroso uscire. E' difficile, a volte, far capire che non si tratta di una storia d'amore, ma di una storia di violenza".

"Alle donne dico: non abbassare mai la guardia, siate sempre vigili e parlate di ciò che accade tra le mura domestiche", ha aggiunto, la poliziotta, con la forza di chi da anni conosce e combatte questa piaga. "Spesso, le vittime non sono sufficientemente consapevoli che si è oltrepassato il limite e, a volte, sono anche preda di sensi di colpa, pensando che siano loro stesse responsabili delle percosse subite. Uscire dalla violenza è possibile - ha concluso - ma è fondamentale fare 'rete'. E non solo tra donne".