Fenomeni meteo: perché si usano nomi di persona e chi li decide?

Samuele Prosino

Igor, Circe, Caronte, Katrina, Irene, Gustav: sono solo alcuni dei nomi più recenti che abbiamo visto attributi a fenomeni meteorologici di vario tipo in Italia e nel mondo. L’abitudine di assegnare un riconoscimento “umano” (o mitologico) a cicloni, anticicloni, vortici e uragani è più forte che mai.

Com’è nata questa tradizione? Bisogna tornare indietro negli anni sessanta, quando il mondo anglosassone (statunitensi e britannici in primis) si mise a definire uragani e cicloni appioppando loro dei nomi femminili, per richiamare la presunta distruttività e imprevidibilità delle donne. Oggi la cosa sarebbe vista come sessista, ma all’epoca gli studiosi di meteorologia erano lieti di dare ai fenomeni atmosferici i nomi delle proprie fidanzate, delle mogli e delle amanti. O delle suocere.

I nomi dei fenomeni atmosferici: chi li decide?

In seguito sono comparsi, a fianco e a titolo obbligatorio, anche nomi maschili: era il 1998. L’Organizzazione Mondiale di Meteorologia (OMM) ha inoltre deciso di stilare un elenco all’inizio di ogni anno dal quale “pescare” i nomi ufficiali delle perturbazioni, quindi con largo anticipo. Chi può dare i nomi in Europa, invece? Proprio l’Omm ha il potere di decidere quale istituto sia in grado di farlo, e la scelta è ricaduta sull’Istituto di meteorologia dell’Università di Berlino, che in teoria è l’unico nomenclatore accreditato pur non avendo i crismi dell’ufficialità.

Proprio per questo motivo Berlino ha deciso di mettere in vendita i nomi, con prezzi che variano da 199 a 299 euro, a chiunque volesse utilizzarli per rinominare un ciclone o un anticiclone. I soldi sono reinvestiti nella ricerca e chi li investe può fregiarsi di aver dato il nome a un evento atmosferico importante. In Italia a investire molto sulla scelta dei nomi è ilmeteo.it, mentre altri portali preferiscono rimanere su terminologie più tecniche. Le scelte sul portale avvengono sul forum, con una semplice votazione.

Va sempre ricordato che in Italia i nomi non sono altrettanto ufficiali come non lo sono negli altri Paesi europei, per un motivo preciso: i fenomeni non sono abbastanza distruttivi come negli Stati Uniti e dunque non è solitamente necessario distinguerli gli uni dagli altri.

Tuttavia, un po’ per prestigio e un po’ per avvicinarsi alle persone comuni e semplificare il linguaggio meteorologico, è ormai normale sentir parlare di cicloni e anticicloni con un nome specifico, anche alle nostre latitudini. Un nome si spende meglio sui social e in tv, anche se in generale è un fatto di costume più che di scienza.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità