Festa della mamma e il lavoro che manca

·4 minuto per la lettura
festa della mamma, e il lavoro che manca
festa della mamma, e il lavoro che manca

Oggi, 9 Maggio, è la festa della mamma, e sa da una parte ricorre una giornata gioiosa, dall’altra non si possono ignorare gli impietosi dati occupazionali che interessano questa categoria: le madri.

Festa della mamma: una festa a metà

Dovrebbe essere una giornata di gioia e allegria, visto che oggi si celebra la festa della mamma, colei con cui abbiamo vissuto in simbiosi per 9 mesi, che ha sopportato le fatiche del parto per metterci al mondo, che ci ha accudito sin dal primo vagito e che rappresenta in qualche modo, un punto di riferimento nella nostra vita. Eppure se da una parte la festa di oggi è una giornata per dire grazie a tutte le mamme, dall’altra parte è il giorno perfetto per fare il punto sui dati occupazionali delle madri e delle difficoltà vissute da questa categoria in ambito lavorativo.

Trovare lavoro in Italia per una donna è difficile, ancor di più se si è una madre con a carico una famiglia e i dati di We World rappresentano bene questa situazione: in Italia l‘11% delle madri non ha mai lavorato, alla nascita del primo figlio sempre l’11% lascia l’impiego a causa delle difficoltà di conciliare prole e lavoro, percentuale che sale al 17% nel caso di due figli e al 19% nel caso di tre o più figli. A commentare la tragica situazione occupazionale delle madri, Elena Caneva, coordinatrice del Centro studi WeWorld: -“Gli effetti della maternità si vedono anche in termini economici: dopo la nascita del figlio, nel lungo periodo le donne perdono il 53% dello stipendio, perché l’uscita, seppure temporanea, dal mercato del lavoro, incide negativamente su possibilità di carriera, formazione e salario”.

Festa della mamma: i dati Eurispes e Save the Children

Anche gli studi di Eurispes confermano questa situazione: su 444 mila posti di lavoro delle donne, 312 mila sono andati persi, solo negli ultimi 10 mesi di pandemia. Le cause sono diverse, e sono da ricercare, in particolare, in alcune resistenze di carattere culturale, come il fatto che alcune professioni siano ancora considerate di carattere maschile piuttosto che femminile, nonostante la donna sia magari meglio istruita e riesca a svolgere meglio la professione. In effetti a ben guardare si tratta di una discriminazione, che si verifica anche in termini di retribuzione salariale: notoriamente lo stipendio di una donna è sempre inferiore, a parità di occupazione, a quella di un uomo, oltre, secondo Eurispes ad una cultura familiare che non è ancora in grado di distribuire con equità i compiti, con ripercussioni sulle opportunità di carriera”.

Anche dal rapporto di Save the Children, ‘Le equilibriste: la maternità in Italia 2021’, il quadro della situazione non è dei migliori: su 249 mila donne che hanno perso il lavoro nel 2020, 96 mila sono madri con a carico figli minori, di questi, 4 su 5 con meno di 5 anni. Altro dato poi: delle 96 mila che hanno perso il lavoro, 90 mila erano impiegate con un part time.

Festa della mamma e l’analisi Uecoop

Proprio a ridosso della festa della mamma infine, è giunto il report di Uecoop (Unione europea delle cooperative), secondo cui il 53.3% delle mamme si licenzia perchè non riesce a conciliare le due cose: figli e lavoro.

Sono dati questi che dovrebbero far riflettere chi di dovere, le madri di oggi non riescono a conciliare la loro vita professionale con la famiglia, e la pandemia non ha fatto altro che aggiungere nuove preoccupazioni sulle spalle di questa categoria, che si è trovata a dover far fronte, oltre all’incertezza economica, anche all’accudimento di anziani e fragili, non trovando più supporto in esterno. Un carico poi, in alcuni casi, che non è stato condiviso con il partner, e che ha finito per creare una tensione psicologica molto alta, incrementando i casi di depressione. Per far fronte a questo disagio, si stanno incrementando gli hub per il sostegno psicologico per le madri in difficoltà, nella quale sarà possibile far affidamento su medici e professionisti, che sviluperanno un percorso di affiancamento per queste donne, di modo che possano riprendere in mano le redini della loro vita.