Festa Roma, Marchioni: mondo di Cechov come Italia del terremoto

Roma, 23 ott. (askanews) - La provincia russa di fine Ottocento descritta da Anton Cechov in "Zio Vanja" come le province del centro Italia devastate dal terremoto ma anche dall immobilismo e dall'accettazione. E' questo il parallelismo alla base del docufilm "Il terremoto di Vanja" diretto da Vinicio Marchioni, presentato nella sezione Riflessi della Festa del Cinema di Roma. Nel documentario c'è la tournée di due anni, dalle prove alle riprese nei maggiori teatri, attraverso le zone terremotate di Onna, L Aquila e la provincia marchigiana, ma ci sono anche dieci giorni di riprese in Russia, nei luoghi dello scrittore, la cui voce è affidata a Toni Servillo. Marchioni spiega così il suo amore per il grande scrittore russo:

"Rappresenta un punto di vista sull'animo umano, è l'autore che negli ultimi cinque anni mi ha cambiato di più come attore, uomo, regista, e credo che lo debbano conoscere tutti".

Lavorando su Cechov il parallelismo tra l'Italia di oggi e la remota Russia per lui è stato evidente. "Mentre leggevo e studiavo quei protagonisti di 45 anni sperduti nella Russia di fine '800 immersi in un'epidemia di tifo, pieni di debiti, con un'eredità difficilissima da portare avanti mi sembrava stesse parlando di me che ho ereditato come generazione di uomo, attore, cittadino questo Paese pieno di debiti e in crisi economica, culturale, identitaria".

"Il terremoto di Vanja" ha un obiettivo per Marchioni: "Questo lavoro è stato portato avanti solo con l'istinto di tenere uno sguardo più umano possibile, frutto anche dello studio su Anton Cechov, nel senso che lui non giudica niente, né personaggi, né situazioni, ma fa da specchio al pubblico. Io volevo fare la stessa cosa con questo documentario, far vedere le cose come stanno e poi ognuno di noi forse metterà in moto delle cose per reagire, ma non è un documentario di denuncia o di presa di posizione contro nessuno, è dal punto di vista delle persone che hanno subito dei danni, che dopo anni nessuno si domanda più come stanno queste persone".

Ma nella tragedia del quotidiano è fondamentale, comunque, l'ironia. "L'ironia di Cechov è fondamentale per sopravvivere a noi stessi, che siamo immersi in un mondo assurdo, sembriamo tutti dei criceti che giriamo su ruote impazzite e senza l'ironia non si può fare nulla, e secondo me e lui è il primo a insegnarcelo".

Marchioni ha affrontato il viaggio nella provincia italiana con Milena Mancini, mostrando anche la collaborazione con l autrice Letizia Russo, e inserendo nel documentario i contributi di Andrej Koncalovskij, Gabriele Salvatores e Fausto Malcovati.