A "Festival fotografia etica" a Lodi gran finale per l'ultimo we

Alp

Milano, 24 ott. (askanews) - Si chiuderà domenica prossima, 27 ottobre, l'edizione 2019 del "Festival della fotografia etica" di Lodi e l'ultimo fine settimana per vedere le 23 mostre che lo compongono, offre al pubblico un programma davvero speciale. Tra i tanti ospiti attesi, ci sono anche il grande fotografo statunitense Joey Lawrence con una serie di ritratti di guerriglieri curdi frutto di quattro viaggi tra Iraq e Siria, e il francese Pierre Fernandez (France Presse), con un reportage sulle carovane di migranti honduregni (e non solo) in marcia verso gli Stati Uniti nel 2018. Tra gli appuntamenti da segnalare, c'è certamente il ritorno della fotografa Monika Bulaj che sabato alle 21 terrà una performance teatrale al Teatro alle Vigne, mentre alle 18 di domenica farà una visita guidata alla sua mostra esposta nell'ex chiesa dell'Angelo in via Fanfulla. Attraverso una cinquantina di scatti in bianco e nero e colore (presentati in anteprima assoluta a Lodi da Fujifilm), Bulaj racconta Yazidi, Barelvi, Mirasi, Qashqai, Khana Badosh e altre comunità, nomadi e non, perseguitate per la loro storia, per il loro credo, per la loro diversità e che oggi rischiano di scomparire insieme con le loro millenarie storie, culture e tradizioni.

"Il mio lavoro è sempre sulla memoria, sull'oblio, sull'amnesia di cui soffre il nostro tempo oggi, sulle minoranze di ieri e su quelle di oggi che sotto i nostri occhi stanno per scomparire" aveva raccontato ad Askanews durante l'inagurazione la 53enne fotoreporter di origine polacca, sottolineando che "è un lavoro sui nomadi che non possono più vagare perché i loro sentieri millenari sono disseminati di mine, su chi in qualche modo è costretto a fermarsi a causa dei cambiamenti climatici, perché le loro terre diventano desertiche". "E' un lavoro su quelli che vivono sugli scarti della nostra civiltà, su enormi montagne di rifiuti come alchimisti, cercando di tirar fuori la vita da questa montagna e soprattutto sopravvivere" aveva continuato Bulaj, aggiungendo di pensare che "per quanto sia possibile bisogna praticare la speranza e soprattutto impegnarla nel vedere positivo: per questo motivo, credo sia importante mostrare il lato positivo anche se qui c'è tanto dolore e tristezza negli occhi, nei volti, io non mostro il male perché voglio mostrare la bellezza anche nei luoghi più tremendi". "Sono quindi consapevole che nel mostrare la bellezza, che è la verità di quei luoghi, attraverso anche il dolore, anche il sacro che fa paura, si può, goccia dopo goccia, costruire una specie di sensibilità che fa sì che cadano, che si disperdano, le mappe mentali che abbiamo nella nostra testa, le divisioni che sono create attraverso le cosiddette teorie sullo scontro tra civiltà" aveva proseguito, sottolineando che si tratta di "teorie che sono molto importanti per tutti quelli che praticano la violenza ma anche il controllo di Stato, quindi per i presidenti che governano attraverso la paura e terroristi e banditi, quella fascia grigia del male che ha bisogno della paura e della divisione".