Feti sepolti al Flaminio con nomi madri, pm Roma chiede archiviazione

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La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta relativa alla vicenda dei feti sepolti al cimitero Flaminio dove sulle piccole sepolture erano presenti anche le generalità delle donne che avevano interrotto la gravidanza. Sul caso l’associazione DifferenzaDonna aveva presentato nei mesi scorsi un esposto a piazzale Clodio e oggi ha depositato l’atto con cui si oppone all’archiviazione. Nel fascicolo si ipotizzavano i reati di violazione della legge sull’aborto e sulla diffusione dei dati personali. Nella richiesta di archiviazione il pm scrive che "le indagini svolte hanno documentato come le violazioni riscontrate non siano da imputarsi a condotte dolose e volte a danneggiare la riservatezza delle donne o a un vantaggio personale, finanche di natura morale, ma unicamente da colpa nell’errata interpretazione dei regolamenti comunali e quindi si ritiene che non vi siano i presupposti per un utile esercizio dell’azione penale".

"Differenza donna continua a sostenere le donne nella richiesta di approfondimento delle responsabilità per le violazioni riscontrate ed è stata presentata opposizione all’archiviazione - dichiara Elisa Ercoli presidente dell’associazione Differenza Donna -L’esposizione non autorizzata e massiva dei nominativi delle donne che si sono sottoposte a interruzione di gravidanza per esigenze terapeutiche costituisce, infatti, solo l’ultimo dei trattamenti inumani e degradanti cui sono esposte le donne che vi ricorrono".

"Il dato certo, evidenziato anche dal Garante dei dati personali, è che dalle indagini è emersa la fondatezza delle violazioni che abbiamo denunciato: i nomi di migliaia di donne sono stati oggetto di un trattamento senza fondamento giuridico ed è necessario approfondire ruoli e responsabilità di chi è incaricato del trasferimento presso il cimitero Flaminio", sottolinea l’avvocato Teresa Manente insieme alla collega Ilaria Boiano che precisa "con l’atto di opposizione sottolineiamo innanzitutto la necessità di approfondire caso per caso nei confronti di ciascuna donna che ha denunciato, due condotte: la rivelazione della propria identità in quanto donne che si sono sottoposte alle procedure indicate dalla legge 194, punita dall’art. 21; il successivo trattamento illecito dei dati personali, chiedendo di approfondire le indagini con riguardo ai costi che comporta il seppellimento non richiesto per l’erario e di verificare se quei lotti sono scenario di manifestazioni o eventi di ogni tipo con finalità antiabortiste".