Fi frena Meloni per mostrarsi moderata. Mercoledì vertice centrodestra

Image from askanews web site
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Roma, 26 lug. (askanews) - Il biglietto da visita con cui Giorgia Meloni si presenterà mercoledì al primo vertice del centrodestra dopo la fine del governo Draghi è il sondaggio Swg - rilanciato sui social - che vede Fratelli d'Italia primo partito con il 25% dei consensi. Più di quanto Forza Italia e Lega abbiano insieme (rispettivamente il 7,1% e il 12,4%).

E forte di quei numeri tornerà a chiedere che per queste elezioni valgano esattamente le stesse regole che il centrodestra ha seguito in passato. A cominciare da quella che prevede che a esprimere la premiership sarà chi ottiene un voto in più. "Se non riuscissimo a metterci d'accordo su questo non avrebbe senso andare al governo assieme", ha tuonato lunedì in un'intervista al Tg5 la leader di Fdi.

Nonostante Matteo Salvini da giorni vada ripetendo di considerare quel criterio valido, è ancora Forza Italia a mettersi di traverso. Da ultimo è stato Silvio Berlusconi a liquidare la questione in un'intervista al Corriere della sera. "E' un tema che non mi appassiona".

I più maliziosi sostengono che tra il leader del Carroccio e l'ex premier ci sia solo un gioco delle parti, di fatto per zavorrare la primazia di Meloni. Ma a spingere Forza Italia a frenare è anche la necessità di recuperare un'immagine moderata, soprattutto dopo la fine del governo Draghi e gli addii pesanti ai quali oggi si è aggiunta anche Mara Carfagna. "Se chiudiamo ora la questione della premiership di fatto diciamo che la coalizione sarà a trazione sovranista, non conviene a nessuno perdere i voti del centro", spiega un dirigente azzurro. Anche perché c'è il pressing del Ppe e del suo presidente, Manfred Weber, che tifano apertamente per Antonio Tajani. E poi c'è da arginare l'Opa sugli elettori lanciata da Carlo Calenda.

Ed è certamente questo uno dei nodi principali che dovrà essere sciolto nell'incontro che, proprio per volontà della leader di Fdi, si terrà in una sede istituzionale, ossia la Camera dei deputati. Al momento l'appuntamento è per le 17 circa negli uffici del gruppo della Lega.

La legge elettorale stabilisce che ciascuna lista debba indicare il proprio capo politico nel momento in cui vengono depositati i simboli, che poi è lo stesso frangente in cui vanno dichiarati eventuali collegamenti. Tecnicamente, dunque, ognuno presenterà il proprio candidato premier: Meloni per Fdi, Salvini per la Lega e Antonio Tajani per Fi.

Ma i sondaggi non sono per Meloni solo bandierine da sventolare davanti agli alleati riottosi. C'è un tema molto pratico di distribuzione dei collegi uninominali. Fratelli d'Italia chiede che si segua il criterio sempre utilizzato: ossia una media ponderata delle rilevazioni. Lega e Fi puntano invece sull'algoritmo Calderoli che tiene anche conto dello storico delle ultime elezioni. In soldoni, per Meloni al suo partito non possono spettare meno del 50-55%. Ed è vero che, tenendo conto del taglio dei parlamentari e del numero dei collegi sicuri, alla fine si potrebbe trattare di una manciata di onorevoli in più. Ma nel clima di diffidenza tra alleati anche quello può fare la differenza, soprattutto se Fi e Lega decidessero di sommare i propri eletti per rivendicare il diritto a indicare il premier.

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