##Fiato sospeso Governo per Regionali, Conte tenta blindatura

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Roma, 25 gen. (askanews) - Ormai da settimane le forze di governo ripetono che le elezioni regionali in Emilia-Romagna non sono un referendum sull'esecutivo. Ma la verità è che se nella notte tra domenica e lunedì Stefano Bonaccini non sarà rieletto, a Palazzo Chigi non si potrà far finta di nulla. Data per persa la partita della Calabria ("Speriamo di perdere bene", rivela un parlamentare del Pd) gli occhi sono dunque puntati su Bologna.

Per il centrodestra, Salvini in testa, se a vincere in Emilia-Romagna sarà Lucia Borgonzoni, Giuseppe Conte e i suoi ministri dovranno andare a casa e si dovrà tornare a votare. Il leader della Lega ha investito tutto sul voto regionale, battendo palmo a palmo i comuni, imperversando in Tv e su Facebook. Uno sforzo massiccio per cercare la "spallata" all'esecutivo, dopo il fallito tentativo di agosto scorso che ha portato alla nascita del Conte bis.

Da parte sua Conte si è tenuto ben alla larga dalla competizione regionale, per cercare di blindare il suo esecutivo, già in continua e quotidiana fibrillazione dalla nascita su tanti temi. Dunque nessuna apparizione, in questo facilitato dal fatto che l'alleanza Pd-M5s, dopo l'esperimento umbro, non è stata ritentata. Il premier dunque sta a guardare, mostrando tranquillità. "Di tornare a fare il professore universitario non lo temo affatto, perché è un mestiere così bello, così piacevole, che non mi dispiacerebbe affatto in prospettiva. Da lunedì? Lo ritengo assolutamente improbabile", ha detto nei giorni scorsi a margine di un incontro a Firenze. A parte l'apparente serenità, però, il presidente del Consiglio è preoccupato. Lo testimonia la cancellazione del viaggio al World economic Forum di Davos e l'accelerazione impressa al decreto per il taglio del cuneo fiscale e a quello per l'Ilva. Due mosse per tentare di dare una mano a Bonaccini e al centrosinistra. Conte però è consapevole che in caso di sconfitta lunedì il governo sarà sulla graticola, con i due azionisti di maggioranza, Pd e M5s, in grave difficoltà.

Sul fronte Dem, anche Zingaretti ostenta tranquillità, ma sa bene che in Emilia-Romagna per lui la partita è doppia. In caso di vittoria il governo che inizialmente non voleva, ma a cui poi si è "affezionato", sarebbe rafforzato, così come la sua leadership interna. In caso contrario su entrambi i fronti si aprirebbe un problema. In particolare all'interno del partito, la minoranza, che da tempo già mostra segni di fastidio per la sua gestione, prenderebbe fiato, in vista del congresso che il leader Dem ha annunciato di voler convocare dopo le regionali. Con un risultato negativo di Bonaccini, se anche Zingaretti non si dimettesse, gli oppositori interni avrebbero buon gioco a trasformare quello che al momento è visto come un congresso "a tesi" in una vera e propria battaglia sulla leadership.

E' poi c'è il caos M5s. Le rilevazioni accreditano i pentastellati, sia in Emilia-Romagna che in Calabria, di un risultato non positivo, ma questo al momento è il problema minore. Le dimissioni di Di Maio, da un lato, potrebbero dare forza all'ala più 'governista' del Movimento, ma sicuramente da qua agli Stati generali di marzo la partita interna ai grillini è destinata a generare una ulteriore instabilità. Per Conte, paradossalmente, questa situazione potrebbe però anche rivelarsi un vantaggio: prima di aver definito un nuovo assetto, per il M5s non è proprio il momento di aprire una crisi di governo.

Tutti ragionamenti, comunque, destinati a restare tali fino all'apertura delle urne. A Conte, al momento, non resta che sperare nella vittoria di Bonaccini, per poi rilanciare subito sul programma di governo e lavorare a una alleanza più stabile tra Pd e M5s, con lui stesso nel ruolo di federatore.