Fidanzata prigioniero Azov: "Non ho sue notizie, posso solo sperare che non fosse in carcere bombardato'

(Adnkronos) - "Purtroppo in questi elenchi già io ho visto dei cognomi a me familiari. Per fortuna non ho trovato lì il cognome di Ilia, ma tenendo conto dell’inaffidabilità di tutte le informazioni ricevute dalla Russia possiamo aspettarci qualunque cosa. Io, non avendo parlato con lui per due mesi e non sapendo dove si trovi, posso solo sperare che lui non fosse in quel capannone". Così Daria Tsykunova, la fidanzata di Ilia Samoilenko, 28enne combattente del battaglione Azov da mesi prigioniero dei russi, commenta con l'Adnkronos il recente bombardamento del carcere Olenivka, in cui sono rimasti uccisi almeno 50 prigionieri ucraini.

"Non abbiamo ancora la lista ufficiale dei morti dalla croce rossa, ma solo quelli diffusi dalle fonti russe. La loro affidabilità è dubbia", aggiunge la 22enne che è membro dell'associazione dei familiari del battaglione Azov, spiegando di non avere "nessuna notizia" del suo fidanzato.

"L’ultima volta abbiamo parlato con lui tramite i messaggi 20 maggio, ora posso solo immaginare dove si trovi. Dal 24 febbraio non abbiamo mai parlato a telefono ma solo tramite i messaggi e dopo il 20 maggio nessun contatto", spiega sottolineando che questa è "una violazione della convenzione di Ginevra, perché i prigionieri di guerra dovrebbero avere il diritto di chiamare i propri familiari".

Riguardo poi alla "versione di Mosca" che afferma che a distruggere il carcere sia stato un bombardamento ucraino, Daria sottolinea come "foto satellitari" e analisi degli esperti hanno già stabilito che non c'e' stato nessun razzo e "che l'esplosione è avvenuta dall'interno". "Questo si può confermare anche con la posizione dei corpi - prosegue - . Sembra che loro fossero morti già prima dell'esplosione. Vediamo anche dalle foto diffuse che i corpi sono molto magri, pelle e ossa, si capisce che i prigionieri non ricevono abbastanza cibo, avevano un aspetto malaticcio".

Daria si dice "quasi sicura" che la Russia colpendo il carcere abbia cercato di "insabbiare crimini commessi: perché coloro che sono tornati raccontano di interrogatori", concentrati soprattutto sui prigionieri combattenti di Azov, dicendosi certa al "100% che lì avvengono le torture e i trattamenti simili. Basta guardare soltanto il caso del video diffuso dell’uomo prima castrato e poi ucciso. Di questo i soldati russi sono capaci".

"Penso che loro abbiano da insabbiare e sono quasi sicura che ciò che è avvenuto è proprio per nascondere i crimini", ripete Daria che sottolinea come da parte russa vi sia la volontà di colpire in particolare il battaglione Azov: "non è un segreto che la Russia abbia un atteggiamento particolare verso Azov - afferma - da tempo cerca di sporcare la sua reputazione ed i suoi successi. Li hanno additati come nazisti, ma questo non è assolutamente vero. Personalmente conosco molte famiglie, molti militari e posso dire che tra di loro non esiste nazismo. Inoltre nel reggimento ci sono musulmani, ebrei e altri".

L'obiettivo principale della manifestazione oggi a Kiev dell'associazione dei familiari dei combattenti del battaglione Azov prigionieri dei russi era rivolgere "un appello all'Onu e Croce Rosse affinché inizino a fare il loro lavoro", ha detto ancora la fidanzata di Ilia Samoilenko, 28enne combattente del battaglione Azov da mesi prigioniero dei russi, sottolineando che bisogna "focalizzare l’attenzione sia noi che organizzazioni internazionali affinché la comunità internazionale aiuti a fare pressione sulla Federazione Russia e velocizzare lo scambio" dei prigionieri.

"Di quello che è accaduto la colpa non è solo della Russia ma anche loro, delle istituzioni che ci avevano promesso che avrebbero tenuto sotto controllo la permanenza dei nostri militari nella prigione - aggiunge la donna, che è membro dell'associazione dei familiari dei combattenti Azov - La nostra prima richiesta è che loro inizino a lavorare come si deve e la seconda è che bisogna effettuare lo scambio il prima possibile perché gli eroi che per 87 giorni hanno trattenuto le forze a Mariupol devono vivere non nelle baracche con cibo e acqua di pessima qualità ma nelle proprie case, nelle condizioni adeguate, e devono ricevere le cure e aiuto psicologico e altri tipi di aiuto dal governo".

"Inoltre vorrei dire, io personalmente, non parlo ora a nome dell’associazione ma a nome mio, vorrei parlare con il presidente Zelenskyy e ricevere da lui la risposta se della questione se ne occupa, se è la questione principale perché osservando la situazione mi sorgono delle domande" conclude poi Daria che annuncia anche che l'associazione invierà lettere a Onu e Croce Rossa, affermando che quest'ultima ha fatto in questo periodo "solo la raccolta dei dati" ma "non azioni concrete".

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