L'accordo c'è, ma senza al Serraj e Haftar

Angela Mauro
19 January 2020, Berlin: Federal Chancellor Angela Merkel (CDU) is standing between Antonio Guterres (l), Secretary-General of the United Nations and Mike Pompeo (r), Foreign Minister of the USA, before the start of the Libya Conference in the Federal Chancellery. The aim of the conference is a lasting ceasefire in the civil war country. Photo: Carsten Koall/dpa (Photo by Carsten Koall/picture alliance via Getty Images)

Sulla tregua in Libia c’è l’accordo di tutti gli 11 tra paesi e istituzioni comunitarie rappresentate a Berlino. Da Vladimir Putin al turco Erdogan, l’egiziano al Sisi e i rappresentanti degli Emirati arabi uniti, gli Stati uniti rappresentati dal segretario di Stato Mike Pompeo, Francia, Germania, Gran Bretagna, Unione Europea, Algeria, Lega Araba, Unione Africana: nelle 4 ore di conferenza ospitate nella Cancelleria tedesca, nessuno di questi big player alza il dito per dire no alla bozza di conclusioni che parla di tregua e dice no all’opzione militare. Tutti d’accordo, bozza di sei pagine e 55 punti approvata. Solo non si vedono né Fayez al Serraj, alleato di Erdogan e premier del governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu, né Khalifa Haftar, il generale della Cirenaica che nelle sue milizie conta mercenari russi, emirati, egiziani ed è considerato vicino anche a Macron.

Al Serraj e Haftar, i due rivali sul campo, sono a Berlino ma di fatto non siglano la bozza di accordo. Né si stringono la mano. Non si incontrano nemmeno. Non intervengono a dire la loro in plenaria. Restano fuori tutto il tempo e rigorosamente in stanze separate. Angela Merkel li incontra prima e dopo la conferenza, sempre in colloqui separati. E’ la Cancelliera a informarli del fatto che tutti i ‘big’ riuniti a Berlino hanno approvato la bozza di conclusioni. Da loro riesce a ottenere la disponibilità “per il secondo passo – spiega Merkel in conferenza stampa - cioè creare un comitato militare che possa intervenire” per monitorare il cessate il fuoco in Libia.

Non è poco, ma non basta per essere certi che domani in Libia non si sparerà. La stessa Merkel è cauta, benchè soddisfatta dell’esito della conferenza di Berlino, prova europea in grande stile per recuperare terreno sull’affare libico cercando di sfilarlo alla contesa dei pesi massimi Erdogan e Putin. “Non abbiamo risolto tutti i problemi”, ammette la Cancelliera. E anche il ministro degli...

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