Fiera Roma, Coldiretti e Unaprol: in 2020 nuova rassegna su olio -2-

Red/Apa

Roma, 12 nov. (askanews) - A ribadire l'impegno congiunto per la riuscita dell'evento è stato anche Nicola Di Noia, responsabile Olio Coldiretti: "Daremo il massimo della nostra professionalità e tutto il nostro supporto perché siamo assolutamente convinti che la cultura sia uno strumento fondamentale per spiegare alle persone le differenze tra i vari oli e l'importanza di questo prodotto per la salute. Saremo al fianco di Fiera Roma dal primo giorno, fin quando non alzeremo il sipario su questa bellissima iniziativa".

E a proposito di olio inteso come elisir di salute, si è svolta ieri la tavola rotonda 'Il futuro dell'olio del Med', alla presenza, tra gli altri, del capo comunicazione del Consiglio Olivicolo Internazionale, Michele Bungaro, che ha ricordato la centralità del bacino mediterraneo sul fronte olivicolo in quanto detiene circa il 95% della produzione mondiale, e degli ospiti dell'Università di Yale, Kyriakides Tassos e Vasilis Vasiliou (dipartimento Salute) insieme a Alexandra Devarrenne, fondatrice dell'associazione Calathena e di Olive Oil Alliance in California, che hanno invece presentato un focus sui crescenti consumi di olio EVO negli Usa come rimedio anti-patologie.

Le importazioni di olio negli Stati Uniti, dal 2000/2001 al 2017/2018, hanno registrato una crescita media annua del 3%, ma guardando solo agli ultimi 7 anni la crescita annuale si è attestata sullo 0,5%. Un calo legato non tanto alla diminuzione di consumatori (in USA ci sono ancora 73 milioni di famiglie statunitensi che non acquistano olio d'oliva, quindi il potenziale di crescita è enorme), quanto agli avvenimenti accaduti tra il 2010 e il 2012 che hanno esposto il settore a scandali, disinformazione e pratiche fraudolente. Al punto da indurre gli amanti dell'olio d'oliva a diffidarne. Un ambito normativo sostanzialmente inefficace, etichette poco chiare e la mancanza di azioni contro le cattive pratiche ne hanno ulteriormente aggravato l'immagine, innescando un comportamento comunque non omogeneo. Se da una parte, infatti, le categorie di olio d'oliva che mostrano una forte crescita sono quelle "premium" e "gourmet", dall'altra le miscele raffinate di olio d'oliva (puro e chiaro) stanno perdendo terreno. Eppure, l'interesse per l'olio d'oliva negli USA non accenna a diminuire, soprattutto se si guarda alla qualità e alle proprietà benefiche che lo rendono un ottimo alleato per la salute. E in tal senso, i consumatori americani identificano l'Italia come il principale bacino di provenienza. Con l'avanzare dell'età, la consapevolezza della cura di sé e della propria salute aumenta. Come dimostrano i dati della ricerca presentata da Alexandra Devarrenne, i 73 milioni di quei Millennials che non avevano nessuna tradizione di olio d'oliva in famiglia, ma mostravano un grande apprezzamento per la cucina di tutto il mondo, una volta diventati genitori vanno sempre di più alla ricerca di cibi sani per alimentare i propri figli. Non solo. Avendo meno reddito disponibile, dovendo far fronte alle richieste familiari sempre più orientate sui pasti consumati tra le mura domestiche e sui quelli facili, veloci, ma gustosi, l'olio extravergine di oliva risulta un 'magico ingrediente' che mette tutti d'accordo. A guadagni più bassi e meno ricchezza però corrisponde un livello di istruzione maggiore che si traduce in un consumo più consapevole e in acquisti di olio determinati da requisiti quali benessere, qualità, certezza del valore del prodotto.

A ricordare infine che l'Italia è il maggior paese per consumi al mondo e il secondo per produzione, ma anche che si tratta di un patrimonio che vanta 350 cultivar differenti, 42 oli Dop, 4 Igp e 76 Presidi Slow Food è stato lo studio PMI Italiane e Web Marketing - Ricerca sul Settore Oleario, curata da Simonetta Pattuglia e Mirko Scaramella dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Nel settore, ricorda l'indagine, ci sono più di 800mila imprese, la maggior parte delle quali vede sempre più necessario l'investimento in web marketing per la promozione della propria attività. Dal campione rappresentativo coinvolto dall'indagine (225 micro e piccolo-medie aziende) risulta infatti che l'87% considera importante l'investimento in comunicazione attraverso piattaforme web e social. Anche se, sul fronte pianificazione, soltanto il 24% del campione dichiara di adottare già un piano di marketing e il 30% ha intenzione di implementarlo. In prospettiva comunque il 43% ha intenzione di iniziare a pianificare la propria attività.