Figlia di 2 donne, sulla carta d'identità una è segnalata come "mamma adottiva", ma è vietato

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
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(Photo: sukanya sitthikongsak via Getty Images)
(Photo: sukanya sitthikongsak via Getty Images)

“Mamma adottiva”: è questa l’indicazione che appare sulla carta d’identità di una bambina accanto al nome di una delle sue mamme. Il documento, racconta il Corriere della sera, è stato rilasciato dal Comune di Roma e comporta una violazione: la precisazione è vietata perché sarebbe una discriminazione. La bambina è nata grazie alla fecondazione eterologa fatta all’estero.

Nel 2014 un Tribunale ha riconosciuto il suo rapporto con mamma Maria, la madre che non la ha partorita, e facendo leva sull’adozione in casi speciali (la cosiddetta stepchild adoption) ha permesso di registrare un legame legale tra loro. L’anno scorso, prima la Cassazione, con le sentenze numero 7668 e numero 8029, e poi la Corte costituzionale, con la numero 230 del 4 novembre, hanno indicato in quell’istituto giuridico la via privilegiata per tutelare i minori e i loro diritti nei confronti delle persone che li hanno fatti venire al mondo, in assenza di leggi specifiche che riconoscano i figli delle coppie dello stesso sesso.

Come scrive il Corriere, il caso della bambina di Roma esplicita i limiti della stepchild adoption, che non garantisce a entrambi i genitori della bambina gli stessi diritti. Il genitore non biologico - quello che sulla carta d’identità è stato definito adottivo con la sigla “ADT” - non può creare legami di parentela con il figlio e i suoi congiunti “cioè non dà fratelli, cugini, zii o nonni dalla parte della mamma non biologica — anche se nella vita reale ci sono — ed esclude il diritto a ereditare da loro”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.