Figlia segregata in casa per nove anni: indagata infermiera

(Getty Image)

Per nove anni avrebbe tenuto la figlia segregata in casa riempiendola di farmaci, costringendola ad abbandonare la scuola e impedendole di vedere amici e conoscenti.

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Con l'accusa di lesioni personali aggravate e maltrattamenti in famiglia, la procura di Lucca ha indagato un'infermiera cinquantenne lucchese rea di aver imposto alla figlia (minorenne all'epoca dei fatti) uno stile di vita e di comportamento che le procurava gravi patologie psicofisiche, con tanto di lunghi periodi di ricovero ospedaliero, anche in rianimazione.

Secondo la madre, tutto sarebbe dipeso da una forma di fibromialgia ma, stando ai magistrati della procura, i disturbi sarebbero stati provocati da una intossicazione dovuta a un dosaggio eccessivo di potenti farmaci antidolorifici, contenenti anche oppiacei.

La vicenda era emersa alla fine del 2017 dopo un ricovero urgente della ragazza, all'epoca poco più che 20enne, per gravi complicazioni che secondo i medici erano conseguenza dell'abuso di farmaci analgesici maggiori. Ma anche dopo che era stata dimessa la madre infermiera avrebbe continuato a "curarla" a modo suo.

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Alle dimissioni, i carabinieri avevano avviato un'indagine dalla quale sarebbe emerso che l'infermiera avrebbe sottratto dall’ospedale una serie di farmaci (dalla morfina fino al Codamol, il Lexotan e lo Xanax), poi rinvenuti in casa della donna durante una perquisizione.

Per gli inquirenti potrebbe essere un caso di “Sindrome di Munchausen per procura”, disturbo mentale che affligge per lo più donne-madri che arrecano danno fisico ai figli per attirare l'attenzione su di sé.