Figlio di Beppe Grillo indagato, caccia alle chat. Interviene Matteo Renzi

Ciro Grillo

Il figlio di Beppe Grillo, indagato per violenza sessuale di gruppo ai danni di una 19enne, prova a difendersi dalle accuse con un video sul cellulare.

LEGGI ANCHE: Il figlio di Grillo indagato per violenza sessuale

I quattro ragazzi coinvolti, assistiti dai loro legali, durante gli interrogatori hanno parlato di un filmato su uno smartphone che avrebbe ripreso la nottata e i rapporti. I risultati delle visite mediche sono già stati trasmessi alla procura, che a breve dovrebbe ricevere anche gli esami tossicologici sui ragazzi e i filmati delle telecamere di Porto Cervo.

Nei cellulari dei 4 ragazzi indagati si cercano tracce della presunta violenza sessuale ai danni della 19enne scandinava. Il software Ufed è capace di individuare anche messaggi, foto, video e chiamate cancellati dalla memoria del dispositivo.

VIDEO - Chi è Beppe Grillo?


Il giorno dopo della serata in cui sarebbe avvenuto lo stupro, la ragazza non ha denunciato l’accaduto, ma ha pubblicato sul profilo Instagram una foto con l’amica mentre brindavano su un divano del noto locale. La difesa dei quattro indagati - tra cui il figlio di Beppe Grillo - insiste su questo punto per dire che la ragazza non si sarebbe opposta al rapporto sessuale.

Nei giorni successivi, la madre avrebbe convinto la figlia a confidarsi e a sporgere denuncia alla caserma in via della Moscova a Milano.

VIDEO - Grillo: “Parlamento al lavoro per ok legge aggressioni medici”

Secondo la testimonianza fornita dalla 19enne scandinava e riportata dal Corriere della Sera, la vittima sarebbe stata costretta a bere al “Billionaire” e poi intimata a seguire i quattro ragazzi in una villa, dove avrebbe prima mangiato e poi, vagando per le stanze, sarebbe stata seguita da uno dei ragazzi. Dopo un primo rifiuto, gli altre tre amici avrebbero raggiunto la ragazza e lì si sarebbe consumata la violenza sessuale di gruppo.

Matteo Renzi interviene sulla vicenda

“Se il figlio di Beppe Grillo è colpevole o no lo decideranno i giudici, non i social”, ha scritto Matteo Renzi su Facebook. “Saremo un Paese civile quando nessuno userà le famiglie per aggredire gli avversari politici. In attesa che imparino a farlo gli altri, diamo noi una dimostrazione di civiltà: garantisti sempre”.