Filiera Italia a Ue: no a penalizzazione ingiusta carne e salumi

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 24 mar. (askanews) - "La filiera agroalimentare è profondamente convinta che l'aspetto nutrizionale rappresenti uno dei cardini della prevenzione dal cancro, e che una dieta sana e varia, associata ad uno stile di vita salutare e non sedentario e a modalità di consumo consapevoli e informate, siano alla base del benessere generale dell'organismo": lo ha detto Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, intervenendo questa mattina all'incontro sul nuovo Piano Ue per la salute organizzato a Bruxelles da Coldiretti, Filiera Italia, Eat Europe e Farm Europe.

Per Scordamaglia i dati parlano chiaro: in dieci anni (2009-2019) nel nostro Paese i centenari sono passati da 11mila a oltre 14mila, quelli di 105 anni e oltre sono più che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%. L'italia è prima in europa seguiti da Francia per longevità. "Gli italiani, mantengono sempre l'alta classifica per l'aspettativa di vita rispetto ai 36 paesi Ocse, insieme al Giappone - ha detto - soprattutto grazie alla propria alimentazione fondata sui principi della Dieta Mediterranea, per questo motivo siamo fortemente preoccupati da alcune banalizzazioni, o peggio criminalizzazioni, di singoli alimenti con l'intento di influenzare le scelte alimentari che ogni cittadino consumatore deve effettuare".

E ad essere al centro di queste ingiustificate polemiche si trovano spesso carni e salumi. "Argomentazioni pretestuose - proseguono da Filiera Italia - che non tengono conto che il vero problema più generale è la mancata distinzione tra uso e abuso". In Italia, in quantità, il consumo reale di carne rossa delle diverse specie è pari a 76 grammi al giorno, ben al di sotto della quantità raccomandata da OMS/IARC, in Usa ad esempio se ne consuma quasi il doppio. Anche in termini di qualità, in molti Paesi è consentito utilizzare ormoni naturali come promotori di crescita e i prodotti trasformati contengono elevate quantità di ingredienti chimici non impiegati nei salumi italiani di eccellenza. "È questo che fa la differenza - dice Scordamaglia - l'Italia vanta, insomma, un modello alimentare unico, e le ricerche sono concordi nell'indicare come fonti di rischio dal punto di vista alimentare le diete povere di fibre in proporzioni molto maggiori rispetto alle diete contenenti eccessi di carne che comunque non fanno parte del nostro equilibrato modello alimentare".

"Chi oggi attacca la carne ed in generale i prodotti zootecnici naturali, spesso propone come salutare alternativa prodotti sintetici ed artificiali come la fake meat ed il fake cheese", spiega Scordamaglia precisando che la Commissione Europea ha quindi una grande responsabilità nel momento in cui sta procedendo al riesame della politica di promozione dei prodotti agricoli. "Comprensibile auspicare un passaggio ad una dieta con più frutta e verdura al fine di rafforzare il contributo alla produzione e al consumo sostenibili - conclude Scordamaglia - non condivisibile invece auspicare in maniera generica una dieta con meno carni rosse e salumi, perché non solo si rischia di danneggiare inutilmente un comparto che a livello europeo vale 170 miliardi di euro, ma soprattutto perché si rischia anche di indurre comportamenti dietetici squilibrati incoraggiando anche mode pericolose a discapito del cibo naturale".