Filippo Anelli: "Picco entro gennaio. Ospedali sotto pressione, non c'è solo Covid"

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- (Photo: ALBERTO PIZZOLI via AFP via Getty Images)
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Oltre un milione di italiani è a casa con il Covid ma, almeno per ora, i ricoveri rimangono sotto controllo a dispetto del numero dei positivi. È la prima volta dall’inizio della pandemia. Merito di seconde e terze dosi e di Omicron che, replicando nelle prime vie aree, si sta dimostrando molto più contagiosa ma meno aggressiva. Ma sarà la bassa marea? “Credo che Omicron possa essere la variante ponte per il passaggio dalla fase pandemica a quella endemica. In due o tre mesi ci convivremo”, dice ottimista l’immunologo Francesco Le Foche al Corriere. Qualcun altro invita a tenere la guardia alta: “Con questo tasso di crescita dei casi rischiamo comunque di intasare gli ospedali perché si può arrivare a 2 milioni di positivi. Se anche il tasso dei ricoveri fosse l′1% avremmo 20 mila persone in ospedale”, afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che definisce le misure del Governo una “sommatoria di pannicelli caldi”.

Insomma la variante Omicron, pur essendo meno patogenica, apre interrogativi a causa della sua elevata contagiosità. “Stiamo andando incontro al picco della quarta ondata, che presumibilmente arriverà entro gennaio. L’accelerazione dei contagi potrebbe comportare pressione sugli ospedali e sul sistema sanitario nazionale, in un momento in cui gran parte delle risorse sono già impegnate sul fronte vaccinazioni e tamponi, mentre il contact tracing è saltato”, commenta all’HuffPost Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.

Al netto della gravità della malattia, il numero di chi si rivolge ai presidi sanitari è sempre più o meno direttamente proporzionale a quello dei contagiati. “Cure, prescrizioni, monitoraggi: la pressione sulla medicina del territorio diventa alta, anche quando le persone accusano sintomi lievi”, afferma Anelli. E in questo scenario c’è chi rischia di non trovare spazio. “I malati cronici, che rappresentano il 40 per cento della popolazione italiana, incontrano sempre maggiori difficoltà nell’accesso alle cure. In più, secondo l’Istat, l’Italia nel 2020 ha avuto circa 30mila morti in più rispetto a quelli attribuiti a Covid e a quelli attesi per le altre patologie. In cima alla lista ci sono tumori e malattie cardiovascolari, trascurati a causa della pandemia”, denuncia il presidente dell’Ordine dei medici.

“Questi numeri spiegano che la preoccupazione non deve essere solo per la cura dei malati Covid, ma per ogni tipo di paziente e per la tenuta dell’intero sistema sanitario - prosegue Anelli - altrimenti l’attività ordinaria rischia di essere sottoposta ad ulteriori rinvii e all’allungamento delle lista di attesa. Oggi un milione di cittadini positivi al virus deve essere un campanello di allarme per un sistema che fornisca risposte, senza più toglierle ad altri”.

E quando i casi aumentano tra la popolazione, anche tra gli operatori sanitari si moltiplicano le possibilità di contagio. “Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità rassicurano e dicono che a seguito della somministrazione del booster diminuisce la percentuale dei casi di Covid tra gli operatori sanitari”. Secondo l’Iss, sebbene nell’ultima settimana si sia registrato un leggero aumento del numero di casi diagnosticati tra gli operatori sanitari (1.391 contro i 1.193 della settimana precedente), la percentuale di casi sul totale dei casi riportati risulta ancora in diminuzione dal 1,6% della settimana precedente al 1,4%.

“Nonostante vaccini e terze dosi proteggano ed evitino il decorso grave della malattia, che spesso si manifesta in maniera asintomatica, quando un medico o un infermiere deve mettersi in quarantena il disagio si fa sentire e va a sommarsi al problema della cronica carenza di personale. Un aspetto da tenere in seria considerazione, quando si parla di ospedali sotto pressione”, conclude Anelli.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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