Fillea Cgil: aiutare reinserimento produttivo aziende confiscate alle mafie

Roma, 27 apr. (Labitalia) - Dare un futuro alle imprese confiscate alle organizzazioni mafiose, che "spesso non riaprono più i battenti", e ai loro dipendenti che "che pagano il prezzo più alto restando senza lavoro". Con un 'pacchetto' di proposte che permettano il reinserimento produttivo di queste aziende. E' questo il tema che lunedì 30 aprile sarà al centro della conferenza stampa in programma alla Camera del Lavoro di Palermo, in via Giovanni Meli 5, promossa dalla Fillea Cgil nazionale e dalla Cgil di Palermo, alla presenza di Walter Schiavella, segretario generale della Fillea, Maurizio Calà, segretario generale Cgil di Palermo, Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale Fillea, e Pierluigi Vigna, ex procuratore generale antimafia ed oggi presidente dell'Osservatorio Edilizia & Legalità del sindacato.

La Fillea ricorda che sono "passati trent'anni dall'introduzione nella legislazione italiana del reato di associazione mafiosa e del sequestro dei beni, con la legge nota a tutti come 'Rognoni - La Torre', e che costò la vita al dirigente del Pci Pio La Torre, trucidato insieme a Rosario Di Salvo il 30 aprile del 1982. Da allora sono state sequestrate oltre 5mila aziende, quasi il 50% legate al settore delle costruzioni e dell'immobiliare".

"Ma cosa accade -si chiede il sindacato di categoria dei lavoratori delle costruzioni- quando una impresa viene sequestrata alle mafie? Che fare dunque per dare futuro a queste imprese ed ai lavoratori coinvolti?". Purtroppo, secondo la Fillea Cgil, "quelle poche imprese che vengono bonificate e confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà ad essere restituite al territorio e a trovare una propria identità produttiva".

Nel corso della conferenza stampa, che si terrà alle 11.30 al termine della cerimonia in ricordo di Pio La Torre e Rosario Di Salvo in Via Turba, verrà illustrato il 'pacchetto' di proposte degli edili Cgil volte a "superare le contraddizioni di un sistema antimafia che produce frutti sul piano della repressione e del recupero ad uso sociale dei beni, ma mostra evidenti carenze nell'attività di reinserimento produttivo delle imprese sequestrate e confiscate".

Basti pensare, ricorda la Fillea, che "delle oltre 5.500 imprese sequestrate dall'entrata in vigore della Legge 'Rognoni - La Torre', solo alcune decine hanno ricevuto il decreto di destinazione, concludendo l'iter amministrativo necessario per potersi ricollocare nel mercato e tornare finalmente a produrre e a creare occupazione di qualità".

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