Film sul delitto Circeo vietato ai 18enni. Il regista: “Censura immotivata”

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CANNES, FRANCE - MAY 19:  Stefano Mordini attends the
CANNES, FRANCE - MAY 19: Stefano Mordini attends the

“Non riesco a trovare delle ragioni valide per questa censura e se mi sforzo di trovarle, mi inquietano”, dice il regista Stefano Mordini commentando l’imposizione del divieto ai minori di 18 anni per il suo film “La Scuola Cattolica”, tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati, nelle sale dal 7 ottobre. “Nella motivazione della commissione censura si lamenta il fatto che le vittime e i carnefici siano equiparati, con particolare riferimento a una lezione di un professore di religione, ma questo è esattamente il contrario di quello che racconta il film, e cioè che, provenendo dalla stessa cultura, è sempre possibile compiere una scelta e non deviare verso il male. Una delle due vittime, all’epoca, era minorenne - sottolinea - e il nostro è un film di adolescenti interpretato da adolescenti. Trovo assurdo che oggi si vieti ai ragazzi anche solo di vedere, attraverso un libero mezzo di espressione, quello che due ragazze come loro anni fa hanno subito. Questo atto censorio priva una generazione di una possibile presa di coscienza che potrebbe essere loro utile per difendersi da quella violenza spesso protagonista nella nostra cronaca. E questo perché alcune delle ragioni di quella tragedia sono purtroppo ancora attuali”.

“La censura viene operata su un film che racconta una storia vera, una storia di omicidio e di stupro. Quella di una grave violenza perpetrata ai danni di due donne, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, un crimine che sconvolse l’intero Paese, ancora vivo nella coscienza collettiva. Un divieto imposto per un film che ripercorre i fatti che hanno segnato la storia dell’ordinamento giuridico italiano, aprendo nel 1975 un dibattito che si sarebbe concluso solamente nel 1996, quando per la legge italiana la violenza sessuale passò dall’essere considerata un reato contro la morale a un crimine contro la persona”, si legge nella nota dei produttori, che ricordano come il film, presentato fuori concorso all’ultima Mostra di Venezia, “era stato classificato come vietato ai minori di 14 anni”.

La decisione è “in netta contrapposizione con quanto affermato lo scorso aprile dal Ministro Franceschini - sottolinea la produzione - che, alla firma del decreto che istituì la nuova Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, commentò: “Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.

Il legale dei familiari delle vittime spiega che la famiglia è rimasta sorpresa dal divieto. “I miei assistiti sono, rispettivamente, sorella di Rosaria Lopez e fratello di Donatella Colasanti, e ne sono anche eredi mortis causa” dichiara l’avvocato Stefano Chiriatti, spiegando che nonostante il “loro evidente coinvolgimento”, hanno “apprezzato la volontà di tramandare, anche in chiave di ammonimento per il futuro, la memoria della loro tragedia, soprattutto alle giovani generazioni. Hanno, pertanto, appreso con grande sorpresa della decisione del Ministero della Cultura di vietare la visione del film ai minori degli anni diciotto”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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