La fine del mondo è rimandata al 15 febbraio 2013?

Un asteroide potrebbe colpire la terra nel secondo mese del 2013: smentiti i Maya

Ancora tesi e preoccupati per le sorti del mondo a causa della temibile profezia Maya? Deponete la paura, o almeno rimandatela al momento giusto. La fine del mondo potrebbe ritardare di qualche mese, rispetto alle catastrofiche previsioni che scommettevano sulla data del 21 dicembre.

Già diversi appassionati del tema avevano sostenuto che i Maya avessero torto e che la fine del mondo sarebbe arrivata il 5 giugno 2012, in occasione dello straordinario allineamento Sole-Venere-Terra ma a quanto pare siamo ancora tutti qui. E siamo costretti a fare revisionismo. Almeno secondo quanto si legge in “Stelle da paura”, il nuovo libro di Margherita Hack, la più celebre astrofisica italiana, scritto con Gianluca Ranzini.

A causare la temuta fine del mondo potrebbe essere il passaggio di un asteroide, molto vicino al nostro pianeta, nel 2013. Il 15 febbraio infatti un asteroide passerà ad appena 35mila chilometri dalla Terra, a ridosso dell’orbita dei satelliti geostazionari per meteorologia e telecomunicazioni. Un oggetto celeste non troppo benevolo da 45 metri di diametro, con una massa di 120mila tonnellate. Insomma, abbiamo scansato i Maya e soccomberemo all’asteoride? Secondo Hack, “c’è una probabilità cumulativa dello 0,031 per cento che questo asteroide colpisca il nostro pianeta tra il 2020 e il 2082”.  E la grande attesa continua.

Nel tempio maya dove è scritta la profezia dell'apocalisseIl tempio di Comalcalco, in Messico, è considerato l'ultimo avamposto settentronale dei Maya, oltre quel luogo non si trovano più segni di questa antica civiltà. Ma soprattutto è celebre perché qui è stato trovato quello che potrebbe essere un secondo riferimento alla profezia maya sull'apocalisse nel dicembre del 2012. La scritta in questione, che si trova su un volto scolpito su un mattone, è stata portata in un istituto per essere studiata. Ma questo non è l'unico elemento che rende unico il sito archeologico di Comalcalco, nello stato di Tabasco. Grazie alla particolare progettazione architettonica, battendo le mani, si sente un'eco che richiama il verso delle rane. "Un modo per richiamare Chaac, il dio della pioggia", ha spiegato l'archeologo responsabile del sito. Altra unicità è la costruzione del tempio, che si trova in una zona priva di cave, come spiega l'archeologo Benito Jesus Venegas. "Comalcalco è un punto di riferimento nel mondo dei Maya, è costruito con mattoni realizzati con una tecnica particolare di fabbricazione dovuta alla mancanza di materiali della zona". Le tombe di Comalcalco poi hanno fatto luce sui riti funebri e il modo in cui i Maya concepivano la morte: una nuova forma di vita, un confine che doveva essere oltrepassato per ricongiungersi con la natura

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