Fine vita, Parisi: Parlamento abdica al proprio ruolo

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Roma, 26 set. (askanews) - "Il Parlamento ha lasciato trascorrere un anno intero senza decidere sulla questione del fine vita, nella quale sono in gioco i valori cardine del nostro vivere comune. La politica si è sottratta alle proprie responsabilità lasciando che la Consulta, dopo aver evitato, un anno fa, di esprimersi, proprio per dare il tempo a Camera e Sentato di discutere e decidere, si sostituisse al suo ruolo. Tutto ciò è molto grave. Quando la politica, per codardia, si sottrae alle proprie responsabilità allarga quel grave solco di sfiducia che i cittadini hanno nei suoi confronti". Così in una nota Stefano Parisi, leader di Energie per l'Italia e consigliere regionale del Lazio.

"Purtroppo - prosegue Parisi - viviamo in un Paese dove decisioni così gravi, che riguardano la sensibilità di tanti, vere e proprie pietre miliari per la nostra comunità, sono prese sotto la pressione di eventi provocati ad arte per costringere organi tecnici a sostituire il decisore politico. La questione del fine vita richiede un confronto politico, religioso, etico e scientifico per giungere a conclusioni consapevoli e non estorte sotto la spinta delle diverse tifoserie. Dopo la sentenza di ieri questo confronto deve comunque avvenire. E sarebbe un gravissimo errore se l'informazione riproponesse uno scontro da anni '70 tra cattolici e laici. Oggi la questione del valore della vita assume un carattere molto più complesso e serve una maturità diversa, certe semplificazioni sono improponibili".

"Oggi le nostre radici giudaico-cristiane sono indebolite dalla superficialità di una leadership occidentale pavida e sottomessa ad altre culture e religioni, che quelle radici vogliono annientare proprio negando il valore della vita. E' importante che laici e cattolici non si lascino condizionare da vecchi schemi ideologici, che escano dalle dinamiche del passato e si aprano ad un confronto aperto, liberale, tollerante, da cui emergano soluzioni chiare che tengano conto di tutte le sensibilità culturali, religiose e scientifiche, e che soprattutto garantiscano a tutti gli operatori sanitari il diritto di agire secondo la propria coscienza. Che sia una sfida alta alla politica. Vedremo - conclude Parisi - se il Parlamento sarà all'altezza di questo grande compito".