Fini: se leader ha consenso non vuol dire che sue politiche siano buone

(ASCA) - Roma, 17 apr - Un ''criterio fuorviante'' si e'

imposto nella politica, quello per cui ''il consenso di un

leader e' automaticamente la misura della bonta' delle sue

politiche e quindi della democrazia'': se ne e' detto

convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini durante

la presentazione di un numero monografico della rivista

'Limes' sul tema ''A cosa serve la democrazia?'' al palazzo

della Cancelleria a Roma, alla presenza di mons. Lorenzo

Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma e cappellano di

Montecitorio.

''L'abbassarsi della tensione morale'' della politica,

secondo Fini, nasce dalla ''riluttanza della leadership

politica ad affrontare l'impopolarita' connessa all'adozione

di politiche lungimiranti''. In questo modo, ''la classe

dirigente - ha aggiunto - si mette al riparo

dall'impopolarita' ma manca del coraggio indispensabile per

tenere la rotta in una fase tempestosa della navigazione''

come quella attuale.

Nel suo intervento, mons. Leuzzi ha invece sottolineato

come il ''metodo democratico si sia rivelato inadeguato a

riequilibrare gli errori della realta' economica'', perche'

''la realta' economica non ha interesse a preservare la

democrazia'': ''In Occidente - ha aggiunto - sta crollando

l'illusione che la democrazia possa porre un freno alle leggi

selvagge dell'economia''. Per questo, ha concluso il

cappellano della Camera, bisogna ''prendere coscienza della

necessita' di costruire una nuova democrazia sostanziale, una

nuova sintesi tra societa', popolo, Stato e persone, senza

che nessuno travalichi dalle sue competenze''.

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