Finti genitori, ferraristi, criminali: chi sono i 5mila furbetti del reddito

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- (Photo: USANSA)
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A Collepasso, in provincia di Lecce, un uomo ha inventato di avere sei figli. In realtà erano dei minori stranieri, mai registrati in quel comune, senza nessun legame di parentela con il soggetto in questione. Ha utilizzato i loro dati, peraltro incompleti - non c’era la data di nascita, né il luogo - per ottenere il reddito di cittadinanza. Una coppia di concittadini ha fatto una cosa simile, ma almeno aveva chiamato in causa dei parenti veri: questi ultimi vivevano in Germania, ma erano stati inseriti nel nucleo familiare dei due residenti in provincia di Lecce. Sono solo alcune delle storie emerse grazie ai controlli fatti dai Carabinieri sulla misura voluta dai 5 stelle e rifinanziata - con alcuni ritocchi - anche nella prossima manovra. L’elenco è lungo, le storie tutte diverse, anche se accomunate da un unico obiettivo finale.

A Nova Siri, in provincia di Matera, ad esempio un uomo straniero aveva finto che la moglie e le figlie fossero in Italia. Non era così, però grazie a questa dichiarazione falsa la donna e le figlie ricevevano l’assegno pur vivendo nel Paese asiatico di cui anche l’uomo è originario. E, ancora, in provincia di Avellino, un 70enne percepiva il reddito nonostante possedesse nell’ordine: una Ferrari, numerosi immobili e vari terreni, oltre ad essere il convivente di una funzionaria del comune (non indagata). Non certamente un nullatenente, a scorrere la lista degli averi.

I militari del Comando Interregionale “Ogaden” hanno fatto accertamenti nello scorso ottobre su 38.450 nuclei familiari, per un campione di 87.198 persone, in Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata. Le irregolarità riscontrate sono quasi 5mila. Un numero importante, che da solo a difficoltà sintetizza il panorama variegato di fronte al quale i militari si sono trovati. Perché la lista delle situazioni illecite non si esaurisce certo con gli esempi fatti prima.

A Santeramo in Colle in provincia di Bari, ad esempio, una donna pur di ottenere il sussidio, non aveva dichiarato di avere un marito, oltre che una macchina. I due vivevano nello stesso appartamento, ma gli ingressi erano diversi e così era riuscita ad apparire con le carte in regola. A Caserta, invece, una famiglia di otto persone si era divisa in tre nuclei familiari, così da moltiplicare gli assegni.

A Isernia, ancora, una donna aveva ottenuto l’assegno omettendo di dichiarare lavoro, reddito e residenza. È una titolare di società di autonoleggio e ha 27 vetture intestate a lei. A Talsano, in provincia di Taranto, invece, un uomo aveva ottenuto il reddito nonostante avesse due auto di lusso, tra le quattro totali possedute. Un compaesano, invece, faceva parte di un nucleo familiare che, nell’ultimo triennio, aveva dichiarato redditi pari a euro 324.000, 143.000 e 164.000. Aveva l’assegno pure lui. A Campobasso, infine, un diciannovenne non ha dichiarato di avere tre case intestate. E così ha ottenuto il sussidio.

I Carabinieri hanno scoperto tra i percettori del reddito anche uomini appartenenti alla criminalità organizzata e una serie di persone che risultano irreperibili. Secondo quanto risulta ai militari, 1.338 persone erano già note alle Forze di Polizia per altri motivi e 90 di queste hanno condanne o precedenti per gravi reati di tipo associativo.

La somma di tutte queste vicende ha portato lo Stato a versare quasi 20 milioni di euro che, stando alle indagini, non avrebbero dovuto andare a queste persone. Una truffa a tutti gli effetti.

Se si estende lo sguardo a tutto il 2021, tutte le cifre vanno raddoppiate: oltre 41,3 milioni di euro sono stati percepiti indebitamente nel corso di quest’anno. L’Arma ha controllato in tutto il Paese 156.822 persone destinatarie del sussidio. Di queste, 9.247 sono state denunciate all’autorità giudiziaria per irregolarità.

Le dimensioni dell’inchiesta, e le irregolarità rilevate - solo in una regione piccola come la Basilicata sono state denunciate quasi 400 persone, per dare un’idea di quanto possa essere esteso il fenomeno - sono tali che la politica non può far finta di nulla. “I truffatori e i delinquenti che hanno percepito il Reddito di cittadinanza senza averne diritto fanno un torto al Paese e a chi ha veramente bisogno di questo strumento in un momento di grande difficoltà economica”, ha scritto su Facebook Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle. Poi la difesa della misura: “Come M5S abbiamo già sollecitato e ottenuto nuovi interventi nella legge di bilancio per controlli più rigidi e una prevenzione più efficace. Chi compie questi abusi finisce anche per dar voce anche a chi, irresponsabilmente, sogna di eliminare uno strumento di dignità e civiltà che - come riconosciuto anche da organismi internazionali - ha fornito una protezione sociale irrinunciabile durante la pandemia”.

Per Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, il reddito di cittadinanza è “uno strumento che ha rivelato tutte le sue falle”. “Monitoreremo - continua - l’effetto dei cambiamenti introdotti (con la manovra, ndr), pronti a nuove strette se continueranno gli abusi”. Una delle novità previste in manovra è l’anticipazione del controllo.

Licia Ronzulli, vicepresidente del gruppo di Forza Italia in Senato, chiede però che si intervenga ancora: ”È certamente un bene che con la manovra il governo abbia previsto dei correttivi, ma davanti a dati come questi emerge chiaramente la necessità di fare ancora di più per rendere maggiormente stringenti le maglie per accedere all’assegno che, pensato per sostenere le fasce più deboli della società, ha finito per diventare un benefico, finanziato dai cittadini perbene, per troppi truffatori”.

Per Salvini la legge va cambiata: “L’impegno, mio e di tutta la Lega, è quello di cambiare la legge per dare un aiuto solo a chi davvero ne ha necessità”.

Giorgia Meloni coglie la palla al balzo per attaccare il governo: “Draghi persevera nell’errore e continua a sostenere il reddito di cittadinanza e lo ha rifinanziato in manovra”. Fratelli d’Italia, continua: “Non ha mai votato questa follia targata M5S-Pd - incalza - e continuerà a sostenere l’abolizione di questa misura insensata, che mette sullo stesso piano dell’assistenza chi può lavorare e chi non può farlo e finisce nelle mani di chi non ne ha diritto”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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