Fiona May: "Servono leggi drastiche per combattere il razzismo nello sport: non è un gioco"

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“Non è solo la questione Balotelli. È tutto il calcio italiano che su questo tema è troppo morbido. Ma credo siano in tanti a pensarla come me: servono leggi più severe e decisioni drastiche”. Fiona May non crede alle mezze misure: per sconfiggere il razzismo nel mondo dello sport serve essere duri e categorici. In un’intervista rilasciata a Leggo, la campionessa si è espressa sul tema, dopo l’episodio che ha coinvolto il calciatore del Brescia. 

“Il problema esiste e sta crescendo; in Italia si sta perdendo troppo tempo. Uefa, Fifa devono intervenire presto e bene. C’è bisogno di leggi più dure, di interventi più pesanti, di più rigore, altrimenti non funziona. Si parla troppo da noi, invece bisogna agire. Sono italiana ma vengo dall’Inghilterra; mi hanno insegnato che bisogna agire, basta parlare. Altrimenti il razzismo nel calcio non lo batteremo mai”

Questi episodi non vanno trattati con ingenuità e leggerezza:

“Lo sport, non solo il calcio, non è un gioco ma molto di più: ci sono contratti, regole, responsabilità, leggi. Si guadagna, si vive con lo sport. I problemi vanno affrontati prendendoli di petto e con coraggio”.

 Non solo razzismo. L’onda del Me Too ha investito anche il mondo dello sport, dove tante atlete hanno trovato il coraggio di denunciare le molestie subite. 

″È questo è il momento giusto di tirare tutto fuori. Il problema delle molestie alle atlete è sempre esistito. C’è e tanto, e non solo. E anche in questo caso in Italia siamo indietro con le leggi. Ora ci vuole di più per essere chiari, cristallini nel rapporto tra atleta, allenatori, genitori e dirigenti”.

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