Fioravanti e Mambro rischiano processo per falsa testimonianza

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Rischiano un nuovo processo Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannati in via definitiva per la Strage di Bologna (ma da sempre dichiaratisi innocenti), dopo che la Corte di Assise di Bologna li aveva denunciati - nella sentenza di condanna all'ergastolo nei confronti di Gilberto Cavallini - per reati che sarebbero stati commessi nel corso del dibattimento, dalla falsa testimonianza alla calunnia.

La Procura di Bologna ha chiuso ora le indagini, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, avvisando Ciavardini, Mambro, Fioravanti, oltre a Elena Venditti, Giovanna Cogolli e Stefano Sparti, il figlio di Massimo, testimone chiave del processo che si concluse con la condanna di Mambro e Fioravanti, secondo cui il padre avrebbe ammesso di essere stato 'imbeccato'. La Corte aveva denunciato anche Flavia Sbrojavacca, Roberto Romano, Fabrizio Zani, il generale Mario Mori e Valerio Vinciguerra, che, per il momento, non hanno ricevuto l'avviso di fine indagine, oltre a Pierluigi Scarano, non citato nell'avviso, ma a cui è arrivata la richiesta di elezione di domicilio.

L'avviso di fine indagine è firmato dai pm Antonio Gustapane e Antonella Scandellari e contesta a Ciavardini di aver taciuto, durante il processo a Cavallini, "l'identità del personale medico che lo aveva curato per la ferita riportata durante l’attentato commesso, insieme a Cavallini, Fioravanti e altri, a Roma il 28 maggio 1980, per il quale aveva ammesso le sue responsabilità" e "l’identità di coloro, amici del Cavallini, che lo avevano ospitato a Viliorba di Treviso e zone limitrofe tra il luglio e l’agosto 1980, quando non era in casa del Cavallini".

Le indagini sono state chiuse anche nei confronti di Stefano Sparti, che secondo la Procura ha mentito a più riprese riguardo alla testimonianza del padre Massimo e su quello che fece il giorno della strage. L'allora fidanzata di Ciavardini, Venditti è, invece, accusata di aver negato "contrariamente al vero, che Luigi Ciavardini, nella giornata dell'1 agosto 1980, avesse fatto avvertire per telefono (tramite il padre di Marco Pizzari) lei stessa, Cecilia Loreti e Marco Pizzari di spostare la partenza in treno da Roma a Venezia dall’1 al 3 agosto, affermando, invece, falsamente che la telefonata fosse stata fatta il 2 agosto".

A Cogolli, tra l'altro, la Procura contesta di aver negato "di conoscere Massimiliano Fachini, leader del neofascismo" e che "nei giorni precedenti al 2 agosto 1980 a Bologna, o in località limitrofa" lo aveva incontrato e "le aveva detto di allontanarsi con urgenza da Bologna perché 'sarebbe accaduto qualcosa di grosso', così 'che era meglio che andasse via dalla città per evitare di essere coinvolta', come da lei, invece, riferito prima a Mauro Ansaldi e poi a Paolo Stroppiana, anche loro esponenti della destra eversiva".

Fioravanti, come si legge nell'avviso di fine indagine della Procura di Bologna, oltre che per false affermazioni durante il processo, è accusato anche di calunnia nei confronti dell’allora comandante della Sezione Speciale Anticrimine dei Carabinieri di Padova, Giampaolo Ganzer, e di due magistrati, perché, si legge nell'avviso, "deponendo come testimone" li accusava, "sapendoli innocenti, di favoreggiamento personale aggravato di lui e di Francesca Mambro, avendolo sollecitato a far ricadere la responsabilità penale della strage su Giorgio Vale, deceduto il 5 maggio 1982, e su Alessandro Alibrandi, deceduto il 5 dicembre 1981, altri componenti dei Nar".

Francesca Mambro, infine, è accusata di aver "affermato falsamente" che, durante le indagini sulla strage di Bologna, "'c’è stato un momento in cui c’è stato anche offerto un modo per uscire da questa vicenda accusando della strage Giorgio Vale perché era morto; accusavamo una persona che non c’era più, e avremmo risolto il problema', senza fare i nomi delle persone, appartenenti agli organi inquirenti", che "avrebbero sollecitato lei e Valerio Giuseppe Fioravanti a far ricadere la responsabilità penale della strage su Giorgio Vale".

BOLOGNESI: "MENTIRONO, SPERO VADANO IN GALERA" - "Spero tanto che vadano in galera. E’ tutta gente che per quarant’anni non ha detto altro che balle palesi", dice all’AdnKronos Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime.

DIFENSORE CAVALLINI: "TESTIMONI DENUNCIATI E CLIMA OSTILE, SPERO ACCUSE CADANO NEL NULLA" - "Il clima che abbiamo incontrato in questi anni è sempre stato questo, ostile. Persone denunciate per aver ripetuto tutto ciò che avevano detto, anche da imputati. Perché avrebbero dovuto cambiare la loro versione? C’è poco da dire su questa storia... Mi auguro che queste accuse cadano nel vuoto e che siano tutti prosciolti”, dice all’Adnkronos l’avvocato di Gilberto Cavallini, Alessandro Pellegrini, difensore anche di Pierluigi Scarano e Stefano Sparti.

FIORAVANTI: "BRUTTA STRATEGIA, SI STA IMPEDENDO A DIFESA DI PORTARE TESTIMONI" - “Una persecuzione? No, direi una brutta strategia. Qui si stanno denunciando 12 testimoni della difesa, si sta praticamente impedendo alla difesa di portare i propri testimoni. Staremo a vedere cosa accadrà. Noi la storia su Bologna la abbiamo sempre raccontata in un modo e sarà sempre così”, dice all’Adnkronos Valerio Fioravanti dopo l'avviso di conclusione indagini, aggiungendo: "Mi sembrano accuse davvero stravaganti e finché non leggo i fogli non ci credo. Per il momento ho un avvocato d’ufficio che non ne sa nulla - dice ancora - vedremo se difenderci da questo tipo di accuse”.

FIGLIO SUPERTESTE SPARTI: "IO SCOMODO, CHE MOTIVO AVREI DI MENTIRE? CHE MI PROCESSINO, COMBATTERÒ" - "Peccato che non c’è più la pena di morte, altrimenti mi fucilerebbero per aver detto la verità al processo. Sono scomodo, e tornando indietro col cavolo che lo rifarei. E mi dispiace, perché so di aver fatto la cosa giusta, ma la cosa giusta, alla fine, va a danneggiare mio figlio, e non me lo posso più permettere. Ma io ora voglio il processo, voglio andare a dire la mia verità, loro no. Ma figuriamoci se non mi condanneranno". A dirlo all’AdnKronos è Stefano Sparti, il figlio del supertestimone Massimo Sparti principale accusatore di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. "Me lo aspettavo, è il gioco delle parti, ci sta – spiega Sparti -, la cosa ironica è che mi chiedevano di andare a testimoniare, affermando che andavo in tv ma non in Tribunale, ma io non andavo intanto perché ero piccolo, e poi avevo paura, visto come avevano trattato mio padre. E anche perché mia madre mi ha sempre detto di farmi gli affari miei. Poi uno matura, ho avuto un figlio, che non sta bene, e le cose cambiano. In ogni caso, alla fine sono andato in Tribunale e il risultato è l’accusa di falsa testimonianza. Capisco che mi dicano che ricordo male, ma non possono dirmi che ho volutamente mentito. Ma che motivi avrei avuto? La conseguenza di tutto ciò è che sono rimasto solo". Ma, aggiunge Sparti, "adesso combatterò fino in fondo, ma se dovessi tornare indietro io questa cosa non la rifarei". "Io ho detto quello che ricordavo – sottolinea Sparti -, possono esserci imprecisioni, ma non possono dire che ho detto il falso, al massimo che ricordo male. Io mi ricordo questa cosa, ma la ricordano pure gli altri, quelli che non la confermeranno in tribunale. Ma stiamo parlando di cose che io ricordo, loro non c’erano però dicono che mento. Come fanno ad accusarmi di mentire su una cosa che io ricordo? Loro non hanno prove del contrario. Come fanno?". Quanto a come finirà, Sparti chiosa: "Se va come è andato il processo su Bologna, mi condannano all’ergastolo".

SCARANO: "RITENUTA FALSA OGNI AFFERMAZIONE CONTRO 'TEOREMA'" - “Siamo stati denunciati tutti per falsa testimonianza, ma con le varie posizioni distinte tra loro. Va avanti da 30 anni questa storia su Bologna, ogni scusa è buona per sviare le indagini su piste alternative, mai seriamente approfondite nonostante le evidenze circa la presenza a Bologna di personaggi legati al terrorismo internazionale”, dice all’Adnkronos Pierluigi Scarano. “Io vengo tirato in ballo - spiega - da un collaboratore di giustizia, conosciuto in carcere a Mantova che oltre 30 anni fa sostenne che gli avrei fatto confidenze sul professor Paolo Signorelli, che avevo dubbi sul suo coinvolgimento con i servizi. Una invenzione. Dichiarazioni già vagliate da diversi giudici nei vari processi per la Strage di Bologna e che nessuno ha mai preso in considerazione. Come mai ora questa accusa? Il motivo è semplice - sostiene Scarano - ogni dichiarazione da noi resa, in virtù del nuovo processo su Bologna che vuole dimostrare a tutti i costi che la strage sia stata organizzata da ambienti legati ai servizi segreti con il braccio operativo dei neofascisti e che è contro il loro teorema, viene considerata falsa”.