"Fiori di Croco" di Arcangelo in mostra a Padova dal 14 novembre -2-

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Padova, 11 nov. (askanews) - Sono momenti di un lungo viaggio, tappe compiute o a volte solo immaginate, che ha il suo radicamento nella terra del sud, nelle radici dell'artista, tra Benevento ed Avellino. I lavori che si ispirano al croco, a questo fiore tanto caro ai poeti, da Omero a Pascoli, a Montale, dialogano ora con uno spazio carico di libri, la Libreria Antiquaria Minerva, a due passi dalla Basilica del Santo e dall'Orto Botanico, luogo per eccellenza dedicato alla vita vegetale. Un incontro che appare naturale, segno di una condivisione di interessi, di un desiderio di nutrimento comune, a sigillare ancora una volta lo stretto legame che unisce arte e letteratura.

Per Arcangelo i fiori di croco, quelli che i romani usavano deporre sulle tombe dei defunti come simbolo di speranza per accompagnare il loro viaggio verso la vita ultraterrena, sono il ricordo dei bordi della via Appia, della strada che collega dal tempo dei romani le due città delle sue origini. Sono i testimoni, i custodi, della complessa poetica di un'artista che non smette mai di incrociare, arricchire, nutrire, la sua eredità culturale, quella legata alla terra d'origine, con quella di altri popoli e altri luoghi. Un radicamento alle origini che "ha saputo evolversi e trasformarsi - ha scritto in passato Ivan Quaroni - in qualcosa di più potente e universale, generando una pittura a vocazione 'globale', popolata di suggestioni provenienti dall'Africa e dal Vicino Oriente, dal Mediterraneo, dalla lontana Cina e da molto altro ancora".